Dobbiamo un gallo ad Asclepio.

mercoledì 28 marzo 2012

IL VANTAGGIO DI SCEGLIERSI I MAESTRI E LO SVANTAGGIO DI NON SCEGLIERE I DISCEPOLI

Alcibiade scelse Socrate ma non fu il contrario. Era ricco,bello,intelligente,scaltro e del tutto immorale. Il suo maestro poteva insegnargli a distinguere il bene dal male ma non poteva imporgli l'etica. Era un uomo talmente discusso ad Atene che un bel giorno risolse di tagliare la coda del suo magnifico cane ('così gli Ateniesi avranno un argomento di pettegolezzi diverso dalla mia persona'). Data la sua posizione riuscì a subentrare al morto Pericle e la città gli affidò il comando della sfortunata spedizione militare contro Siracusa che si risolse in una catastrofe e fu l'inizio della fine di Atene. Sulla via del ritorno venne informato di essere stato condannato a morte sicchè decise di riparare a Sparta commettendo alto tradimento, tuttavia riusci poi a riconciliarsi e rientrare ma si fece coinvolgere in un altro affare militare in cui perse la vita. Per dirla tutta, a me di Alcibiade non importa un fico-secco. Mi importa,invece, di Socrate che aveva scoperto il principio della definizione, quello dell'inefficacia della conoscenza, l'idea di psiche e in particolare l'arte del ragionamento astratto su cui si fonda l'intera civilta occidentale. Naturalmente sul piano politico Socrate era un perfetto sciocco, si beava di radunare intorno a sè capannelli di giovani entusiasti delle sue dimostrazioni del procedimento del pensare la cui sostanza ci è stata tramandata da Platone. Non si preoccupava affatto, Socrate, che la sua arte gli era già stata rubata dai sofisti che dimostravano ai gonzi qualsiasi sciocchezza ed erano considerati pericolosi agitatori dai reggitori della città. Socrate fu accusato di corrompere i giovani in questo senso: di montarli con ragionamenti falsi contro i governanti, contemporaneamente di essere ateo; tali accuse non potevano essere disgiunte perchè le LEGGI erano considerate sacre in Atene. Socrate rifiutò di farsi difendere dal celebre Lisia, volle farlo da solo, ma in sostanza non voleva difendersi ( gli sarebbe stato facile,infatti le sue ultime parole furono lo scioglimento di un voto affidato a Critone). Il suo processo,però,aveva un fondamento assolutamente veridico per una città come Atene: egli era stato il maestro di Alcibiade ed era responsabile del suo allievo (anche se ciò non poteva essere formulato come accusa). Socrate avrebbe potuto sfuggire all'esecuzione se avesse accettato l'esilio, ma si rifiutò perchè essendo un uomo integgerrimo ed un integgerrimo cittadino aveva da inviare un messaggio e lasciare un testamento. Questa eredità che nessuno di quelli come me ha dimenticato dopo XXV secoli è che bisogna accettare in ogni caso la LEGGE che è l'ordinamento che ci rende degni della qualifica di civili, insieme al rispetto di chi la rende operante, cioè i MAGISTRATI. Questo dopo tanti secoli rimane come vituperio a memoria futura del berlusconismo. Le ultime parole di Socrate rivolte a Critone furono : 'Dobbiamo un gallo ad Asclepio' ; dopo aver bevuto il veleno, solo dopo, dichiarò la sua fede alla divinità e la necessità di mantenere un voto. Non è per caso che queste parole sono la mia divisa di uomo e di cittadino.

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