Dobbiamo un gallo ad Asclepio.

mercoledì 14 marzo 2012

TRA BALZAC E ROSSINI A PASSY, RUE VISCONTI E LA RUE FORTUNEE

Ho nutrito tale un'avversione per Rodin da essermi fonte di appassionati scontri francesi, posto che la sua mole è ingombrante. Il museo sta in uno degli angoli del quadrilatero formato dal palais de Bourbon, dal musée d'Orsay e dall'incrocio Varenne/St.Germain (Blvd., quest'ultimo, che lo taglia diagonalmente) ; il luogo è piacevole e ci trovai perfino qualcosa in art-nouveau che non era male; chissà perchè gli indirizzi attuali lo deludevano. I miei sentimenti nascevano dall'ammirazione generale cui contrapponevo un giudizio di incongruo ammiratore di Michelangelo in un'epoca di rinnovamento rivoluzionario tra impressionismo e art-nouveau ; ai miei occhi era responsabile degli zombies che si aggirano imperterriti nei cimiteri delle accademie. Le sue figure pretenziose e vuote, reboanti e goffe. Alle mie opinioni estetiche si aggiungevano fatti di vita.  Il legame distruttivo che intrattenne con Camille, sorella di Paul Claudel, scultrice e ammiratrice di cui si fece amante, che per meschina gelosia squalificò e disistimò fino a farla impazzire e finire i suoi giorni in manicomio e, il mio casuale incontro col violoncellista Paul Tortelier che dopo avermi gratificato del suo interesse mi consigliò di leggere le memorie di  Rodin suo livre-de-chevet da cui estraeva distillati di saggezza, sicchè la sera del concerto quando eseguì come bis una sua composizione mi sentii giustificato nello squalificarlo. Peggio quando scoprii che lo strano oggetto collocato all'incrocio Raspail-Montparnasse era il monumento a Balzac di Rodin ; una palla su una palandrana informe come un birillo obeso; la vista mi si annebbiò e dovetti andare a distendermi all'hotel Lutetia dove la squisitezza dei camerieri mi rinfrancò alquanto. Nel tentativo di distruggere anche Balzac, Rodin non era riuscito visto che la statua gli venne rifiutata dalla ' Société de gens de Lettres ' che gliela aveva commissionata e che era stata fondata dallo stesso Balzac con Hugo, Dumas e George Sand. La vita di Balzac non fu oppressa da meschinerie gelose ma da torme di creditori. La decisione di aprire una tipografia in rue Visconti nacque nell'intento di rimborsare i debiti di un precedente fallimento. La rue Visconti è una stradina stretta e breve dove nessuno andrebbe, si da il caso che prima di Balzac ci avessero abitato Racine e Delacroix (ci sono le targhe). Nel 1826 Balzac affittò i numero 17-19  di un immobile luminoso e senza pretese con i magazzini a piano terra e l'appartamento al primo; tale edificio è tuttora in ottime condizioni. Dal punto di vista logistico la scelta era ottima perchè la strada sbocca sia in rue des Beaux Arts che in rue Jacob e sta tra  rue Bonaparte e rue de Seine . Il primo lavoro fu il foglietto illustrativo delle : ' Pilules  antiglaireuses de longue vie en grains de vie de Cure, pharmacien rue St.Antoine'. Alla fine del '26 la perdita era di 90.000 franchi. Stampò qualsiasi cosa pur di riprendersi, compresa la III° edizione di 'Cinq Mars' di Vigny che nel 1850 lo descriverà : un giovanotto sporchissimo, magrissimo, chiacchierone che farfugliava facendo schiuma perchè gli mancavano tutti i denti superiori e salivava troppo. Balzac decise, allora, di fare società col fornitore di caratteri tipografici e acquistò una fonderia facendosi prestare 6.000 franchi da m.me de Berny (sua amante) che ne investì altri 9.000 anonimamente come accomandataria. Dato il disordine gestionale agi inizi del 1828 il proto Barbier si ritirò. Balzac allora fondò un'altra società per la fabbricazione dei caratteri. Intanto aveva firmato cambiali a destra e a manca , non riuscì più a pagare gli operai e temendo l'arresto andò a nascondersi sotto falso nome dalle parti dell' Observatoire. Di tale esperienza resterà una satira feroce di editori e librai nel magnifico 'Les illusions perdues'. In aprile la società si dissolse  ( lo stabilimento rilevato da un figlio di M.me de Berny diventò in breve uno dei maggiori di Paris con 90 operai). Nell'agosto '28 l'ex proto Barbier acquistò la tipografia  per 67.000 franchi e a Balzac restarono debiti per 60.000, in parte verso suoi parenti. A questo punto decise di mettersi a scrivere, per disperazione; progettò una  Storia Pittoresca di Francia che, però, comportava anni di preparazione della documentazione ; ridimensionò il progetto in una storia della guerra degli Chouans. Chiese asilo al gen.de Pommereul e si trasferì a Fougéres. Lì stenderà il primo dei suoi romanzi del vasto ciclo della 'Comédie Humaine', 'Les Chouans', il cui disegno non era stato ancora formulato. Nel '33 ricevette la lettera di una polacca che si firmava 'L'Etrangere' ; fu l'inizio di una folta corrispondenza  con la contessa Hanska , sposata con una figlia che incontrerà in Svizzera, Sassonia e Ucraina, che in seguito sarà pubblicata come : 'Lettres à l'étrangere'. Intanto scrive vari romanzi e pubblica la rivista 'Chronique de Paris' che sarà sospesa per disastro finanziario; l'aumento dei debiti non influisce nè sulla qualità nè sulla quantità della sua produzione. Verso il '35  delinea chiaramente il disegno di un grande affresco della sua epoca nel quale fare convergere unitariamente tutti i suoi romanzi, scrive 'Le père Goriot', storia di un disastro finanziario e sentimentale. Nel '38 fonda la menzionata 'Société des gens de lettres'. Nel '40 per sfuggire ai creditori si rifugia in rue Raynouard  dove resterà sette anni stendendo le opere maggiori. Tra il '47 e il '48 vive in Ucraina presso la Hanska che sposa. Si trasferiscono a Paris dove le acquista un hotel particulier  in rue Fortunée  (oggi, rue Balzac) nell'VIII° arr.,dove muore nel '50. Come possa aver fatto quell'acquisto ( perchè la 'capanna' di Passy non era adeguata alla contessa) rimane un mistero. Ma è questa 'capanna' l'oggetto del mio interesse e ci sono tornato più volte. Mi veniva facile dal quartiere del parc Monceau dove abitavo : linea 2 fino all' Etoile e linea 6 fino a Passy, stazione a mezza strada tra il buono e il cattivo 16° ; risalivo per Alboni fino a place Costa-Rica e inboccavo questa strada verso Sud in discesa, poco frequentata; a un tratto  gli immobili finivano ed iniziava una balaustrata a picco su un giardino più basso di non meno dieci metri; all'angolo dell'ultimo immobile, all'inizio della balaustrata un cancelletto di ferro immetteva in una scaletta sospesa che scende al giardino, una vasta spianata verde, alberata con siepi tra cui si intravede questo cottage a piano terra, ma se non si è avvisati non ci si fa caso. Come abbia fatto Balzac  a procurarsi questa meraviglia non so, ma ci vuole un informatore. Casetta semplice per il guardiano; ha ancora l'acquaio di pietra sotto la finestra e poche stanze, tra cui lo studio con il tavolo da lavoro ridicolmente piccolo su cui a stento c'è posto per i fogli, il calamaio, la cuccuma, la tazza oltre che per gli avambracci dello scrittore. Balzac si alzava a mezzanotte, lavorava fino alle 8 e dopo una rapida colazione continuava fino alle 17, dormiva 6 ore per notte, usando come carburante 'il fiume d'acqua nera' della cuccuma che è ancora là. Sistemazione per un fuggiasco, luogo ideale perchè ci si passa accanto senza acccorgersene  e completamente fuori città. Se un intruso avesse aperto il cancelletto di ferro il cigolio lo avrebbe scoperto e sarebbe scattato il piano d'emergenza costituito dalla sortita nella strada a valle che delimita la proprietà. Scesi per quella strada ed ebbi la sorpresa di trovarmi in campagna, una stradella basolata di pietre sconnesse che si chiama Berton, in fondo un 'flic', certamente figlio di contadini, mi salutò civilmente come usa in qualunque strada di campagna d'Europa, uno che non si sarebbe accorto della mia esistenza al Fbg. St. Honorè ; dopo l'incrocio viene la via Proust, mi meravigliai dell'ingratitudine della municipalità parigina; da lì tornai a Passy e mi sovvenni che Rossini ci aveva vissuto in via Ingres n.1 che costeggia i giardini del Ranelagh dove fu tenuto il primo concerto pubblico di musica  ad imitazione dell'Inghilterra. Questi giardini hanno forma di triangolo la cui base guarda il Bois de Boulogne che sta fuori dei limiti cittadini ; un pò dietro questa base è situato il musée Marmottan dove galleggiano in eterno le ninfee di Monet; la via di Rossini è il lato sud del triangolo. A sud-ovest  da lì c'è una piazza di quartiere molto verde  e poco frequentata dedicata a Rodin; al centro è posta una statua dello scultore assai nota : 'L'age d'airain' troppo piccola rispetto allo spazio in cui è collocata, dà l'impressione della meschineria; lo interpretai come un contrappasso, ma il pensiero mi riportò alla rue Proust che è ingiusta immeritatamente. Rossini nel 1829 a 37 anni era celebre e ricco, all'acme della carriera: decise di finirla e poichè abitava già a Paris dal '23 si costruì una villa a Passy: Beau Sejour, con jardin-potager per le necessità della sua cucina. Da quel momento si dedicò quasi esclusivamente alla buona cucina ed al ben mangiare, fu l'anno del Guglielmo Tell che col tempo divenne un classico, nella sua singolarità Rossini l'aveva anche finita con l'opera buffa che lo aveva reso famoso. Quì comincia il 'silenzio' ; nel '31 ebbe un esaurimento nervoso per la rottura con la Colbran che Olympie sostituì. In realtà non abbandonò la composizione  perchè scrisse le 'soirées musicales' ed un numero di composizioni varie che intitolò 'Péchés de vieillesse'. Nel '63 compose per una signora parigina quella straordinaria e singolarissima opera  che è la 'Petite Messe solennelle' , una rivoluzione timbrica che scavalca il romanticismo mentre la critica lo aveva archiviato come retrogrado. A Paris aveva anche un appartamento di città alla Chaussée d'Antin di fronte al cui portone  mangiai un'omelette aux fines herbes in attesa di una mia amica. Anni dopo sempre attratto dalla singolarità di Balzac che seduceva contesse, farfugliando e schiumando, tornai alla 'capanna' di Passy . Non c'era più la guida compassata, severa e professionale di un tempo, ma un giovanotto variopinto e loquace che mi dichiarò la sua passione per l'Italia  e mi nominò i suoi amici romani (frequentava la buona società della capitale) dovetti arrampicarmi sugli specchi esigui della 'capanna' per sottrarmi ad un appuntamento, ma mi disse e mi mostrò cose che non sapevo.

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