Dobbiamo un gallo ad Asclepio.
mercoledì 4 aprile 2012
MOLTO RUMORE PER NULLA ?
A fine agosto 1973 salii su un treno alla Gare du Nord (avevo dimenticato il passaporto rue Monnier, tanto pregustavo mentalmente 'L'Agneau Mystique' che sarei andato a vedere a Gand, il primo dipinto in cui si rilevano le ombre). Fu un'esperienza importante anche per lo stupore del disprezzo tributato a Michelangelo dai Fiamminghi, ma si tratta di un'altra storia. Tutto avrei potuto immaginare, mentre costatavo che avrei potuto rimettere il mio vecchio Omega a corda sulla puntualità dei treni belgi, tranne che la repentina decisione di andare anche ad Amsterdam, avrebbe finito per rivelarmi ciò che passò per la testa a Rembrandt dipingendo la ' Ronda di notte '. Infatti andò a finire così contro ogni aspettativa, perchè i Paesi Bassi vivevano un momento di 'licenza-calvinista', le frontiere erano ufficiosamente aperte ai visitatori simpatici una decade prima del trattato di Schengen, lo spinello era generalizzato tra la gioventù, le prostitute in vetrina in piena decadenza prevalendo la promiscuità, i centri di Scientology prosperavano e ad Utrecht nel tea-room di una torre panoramica, costatai che i pittori fiamminghi non s'inventavano quei magnifici cieli tempestosi, semplicemente li riproducevano; qualche rigorosa stranezza protestante la rimarcai solo in un caffè dove rifiutarono di servirmi una birra se non mi fossi spostato tre tavoli più in là perchè dov'ero non c'era verso. Entrai da una porticina nella saletta di cui la tela occupava nei due sensi l'intera parete di fronte e, poichè era chiaro che non sarebbe mai potuta entrarvi, conclusi che al Rijsk avevano deciso di costruire la camera intorno alla tela che risultava già accorciata di m.1,50 per lato e ridotta di poco anche in altezza per adattarla alla sala del municipio che l'aveva ospitata per secoli e che non penso fosse la sua destinazione originaria. Ne feci un esame accurato, effettivamente l'idea che mi ero fatto dalle riproduzioni, che qualche personaggio rischiarasse la scena con una lanterna a braccio alzato, era falsa; il fondo risultava quasi nero; l'insieme con vessilli, picche imbracciate in varie direzioni, quella tenuta orizzontalmente dal personaggio più illuminato della compagnia, nonchè l'abito nero dell'altro in primo piano e poi l'accozzaglia eteroclita... ; c'era qualcosa di familiare, ero un pò interdetto, e la mia compagna, annoiata dalla mia lentezza, pensò bene di andarsene per i fatti suoi. Mezz'ora dopo ero ancora lì arrovellandomi nel pensiero di aver partecipato a quella scena; come una postmonizione di un tempo anteriore imprecisato nel dove e nel quando. Prevalse la stanchezza e il dovere di recuperare chi mi accompagnava, così fui distolto. Poi Paris, e infine l'Italia. Ma il tarlo rimase rodendo per conto suo. Un certo giorno seppi che il quadro era stato ripulito dalle vernici ossidate che lo proteggevano e dal nerofumo accumulato dai doppieri della sala consiliare, e che in questo era affiorata dal fondo la facciata di una chiesa ; il fatto straordinario era (per me) che essa avesse uno stile italiano che nei Paesi Bassi non è familiare e neanche doveva esserlo nel 1642 : laggiù prevale il gotico locale di discendenza germanica. Probabilmente questa novità assieme a quelle rilevate sul posto mi rischiarò la mente : ' Venite quì, compare Carbone ' e ' ...portate voi la lanterna...' , '...che non vi rubino le picche...' , '...sediamoci quì sul banco alla porta della chiesa...'. Tutta la scena del dipinto è una chiassata, gente che spara, rullare di tamburo, accozzo di armigeri e cittadini, qualche nano tra cui una luminosa in giallo che porta un pollo spennato alla cintola. Tanto rumore, molto rumore, molto rumore per cosa ? L'evidenza ora si presentava irrefutabile : Rembrandt aveva riprodotto la scena III° dell'atto III° di quel complesso capolavoro che è la commedia di Shakespeare ambientata a Messina e ciò innanzitutto spiega l'incongruenza della facciata che fa da sfondo all'opera. Questa interpretazione della RONDA' mi appartiene come anche quella che riguarda la commedia stessa e il suo autore. Poggio tutto su un contesto più complesso di quello puramente figurativo. Intanto il restauro indusse i critici a sostenere che il titolo dato al dipinto era sbagliato poichè la ripulitura aveva eliminato la notte. Per me questa idea era errata. La commissione era stata data dalla gilda della milizia locale non si sa se con intento autocelebrativo o più ampio, ma è chiaro che il pittore pensò senzaltro a qualcosa di più importante senza venir meno al mandato. Sostenere che la scena sia diurna è infondatissimo perchè l'illuminazione è assai specifica proveniendo da destra (dall'interno del dipinto) e da non molto in alto, in modo tale da non illuminare la chiesa ma solo singoli personaggi ed anche in modo violentissimo e lasciandone altri in ombra; tale sorgente di luce non può essere naturale essendo quella diffusa e non concentrata ; s'indovina, pertanto, che il pittore potrebbe aver dipinto alcuni personaggi in luce meridiana (guardia in giallo, il busto di Carbone, ossia il capitano Cocq, la mano che carica il moschetto, la nana, la gorgera a nido d'ape, il viso del penultimo personaggio a destra e qualcosaltro ) tale illuminazione è incoerente con quella degli altri personaggi che sembrano dipinti in luce notturna; anche se tutti i nomi dei presenti sono iscritti nel cartiglio dello stemma sul muro della chiesa, ciò non ostacola la mia interpretazione. La compagnia ha un movimento in avanti con l'eccezione della guardia in giallo che guarda alla sua destra (cioè verso la luce) e ciò ben si accorda con la mia tesi come dirò. Per conto mio l'illuminazione è simbolica: se il personaggio in giallo (il capo) guarda verso la luce e se il gruppo è l'allegoria delle Provincie Unite, allora io sostengo che la luce viene dall'Inghilterra e la sua inclinazione me lo conferma. L'epoca in cui il pittore decide di trasformare la gilda della Milizia nella metafora del popolo dei Paesi Bassi è di molto posteriore agli avvenimenti che Shakespeare a sua volta traveste nella commedia e che le sono precedenti di circa un quarto di secolo. Quì devo concentrarmi sul drammaturgo per rendere chiara la mia interpretazione. Ritengo che un certo livello di mistero permanga sulle realtà che lo riguardano. Mi sono recato nella chiesa della Santa Trinità a Stratford; sul pavimento a sinistra dell'altare maggiore una pietra tombale (l'altra riguarda la moglie), accanto, sulla parete di sinistra un cenotafio consistente in un busto di modesta fattura e dimensioni, in marmo colorato con alle spalle due piccole teche recenti contenenti le pagine dei registri di nascita e morte (segno che anche al suo Paese hanno dubbi); in centro la casa paterna è un edificio rustico ancorchè comodo : borghesucci di paese. Non c'è nulla a Stratford che alluda alla grandezza del massimo drammaturgo di tutti i tempi. Ciò che è noto della vita di quest'uomo è altrettanto modesto: fino al 1582 restò in paese, poi sette anni di vuoto. Nel 1592 qualche documento parla dei suoi successi teatrali a Londra. La famiglia, però, resta al paese. Qualcuno racconta che avrebbe cominciato col badare ai cavalli degli spettatori di un teatro, per diventare poco a poco un attore; avrebbe provocato gelosie; nel'94 entrò nella compagnia 'The lord Chamberlain's Men' . Nel '96 muore il figlio Hamnet (Amleto?) sepolto al paese, nel '97 acquista una residenza al paese. Nel '98 un tal Mere, a Londra, lo loda e cita alcuni drammi. Nel 1611 lascia Londra definitivamente dopo averla frequentata saltuariamente 20/25 anni . Ora, è difficile ad un provinciale vissuto in tutto 52 anni nella sua cultura paesana, foggiarsi una lingua che avrebbe influenzato quella nazionale, stare al centro di movimenti letterari alla moda come l'eufuismo, facendo l'attore dopo aver fatto lo stalliere. Tuttavia queste non sono neanche le osservazioni più trancianti; lo è, invece, l'impressionante consapevolezza dei fatti politici europei che traspare dai drammi e ancor di più il loro uso a fini mediatici, l'obiettivo dell'ottenimento del consenso popolare alla politica internazionale elisabettiana, la competenza in letteratura italiana come fosse stato baccelliere ad Oxford. Così si entra nel nocciolo di ' Much Ado ': la storia si svolge a Messina da dove si trova a passare don Giovanni, fratello del principe don Pedro d'Aragona, che torna dalla guerra; egli è geloso del principe e decide di metterlo in cattiva luce di fronte alla corte facendo fallire con una diffamazione il matrimonio che quello ha curato e determinato in favore di un cortigiano; diffusasi la notiza della calunnia viene organizzata la 'Ronda di notte', una cosa strampalatissima, eccentrica, scoppiettante di doppi sensi ed equivoci, un affare surreale vero capolavoro teatrale che negando a se stessa ogni pur minima plausibilità riesce perfettamente nell'intento di catturare gli esecutori della calunnia e dimostrando il complotto riunisce i promessi mentre don Giovanni fugge. Fin qui la trama teatrale (il cui genere di intreccio era già noto al teatro romano), ma dietro di essa c'è una realtà storica che l'autore travisa a malapena per quel tanto che la si intenda perfettamente: infatti nel 1571 don Giovanni d'Austria, fratello bastardo di Filippo II° di Spagna, passa da Messina, al ritorno vittorioso dalla battaglia di Lepanto in cui ha sbaragliato la flotta turca determinando una svolta storica per l'Europa, con l'ammiraglio Marcantonio Colonna capitano-generale della flotta ponticifia (e mi risulta: con qualche marinaio cefaludese ). La città di Messina in quell'occasione gli dedicò la statua che si trova tuttora nella locale piazza Lepanto. Storica è la rivalità di Filippo II° con il bastardo che Carlo V°aveva avuto da una borghese e che gli aveva raccomandato prima di morire dopo averlo riconosciuto. Don Giovanni si distinse in varie imprese militari per conto del fratello e riportò il citato trionfo mondiale. Quest'impresa preoccupò molto Filippo circa le mire che avrebbe potuto nutrire il bastado diventato eroe europeo, per controllarlo lo nominò governatore proprio dei Paesi Bassi nel 1576; quello accettò a patto che gli fosse consentito di sposare Maria I° di Scozia (prigioniera di Elisabetta, fatta decapitare nell''87) invadendo il Paese. Filippo fu terrorizzato perchè se il bastardo fosse riuscito il suo trono sarebbe stato in pericolo; sta di fatto che don Giovanni morì a 31 anni era di buona salute e tutti pensarono al veleno (oggi riposa all'Escorial con la famiglia). Mi pare dimostrato che Shakespeare faceva politica internazionale: le relazioni tempestose tra Inghilterra e Spagna passavano anche dai Paesi Bassi . Carlo V° era un Asburgo figlio di Giovanna la pazza: principe dei Paesi Bassi, re di Spagna e imperatore (nel suo regno non tramontava mai il sole), erano i tempi in cui l'Inghilterra cercava di diventare un potenza a spese della Spagna (il corsaro Drake aggrediva i galeoni, che portavano l'oro americano, per conto di Elisabetta). Carlo conquistò le tre ultime province ottenendo l'unificazione olandese nel 1548; ne centralizzò l'amministrazione (mentre vi si diffondeva il calvinismo che non ostacolò). Il figlio Filippo, cattolico intransigente, vi introdusse l'Inquisizione e diede inizio ad un pesante sfruttamento che provocò forte malumore e si trasformò in rivoluzione dei proletari calvinisti nel 1566 che attaccarono monasteri e chiese (ecco lo sfondo della chiesa nella Ronda). Assegnato il governatorato al duca d'Alba costui istaurò il terrore e determinò la coagulazione della resistenza intorno agli Orange-Nassau (che regnano tuttora); i rivoltosi, definiti 'pezzenti' degli Spagnoli (ecco perchè tanto parlare di moda nella commedia, visto che gli Spagnoli ne erano fanatici), riportarono alcune vittorie nel 1577 appoggiati (guarda caso ) dai corsari inglesi; gli spagnoli risposero con saccheggi e violenze, ma le forze di Guglielmo d'Orange (che era destinato a diventare re d'Inghilterra) penetrarono dalla Germania ed alla fine si giunse ad un pacificazione in cui venne riconosciuta agli Olandesi un'assemblea legislativa mentre le truppe spagnole furono ritirate. Ai tempi di Rembrandt la vertenza non era ancora chiusa ed è chiaro il motivo di riferimento a quegli avvenimenti e alla visualizzazione della commedia di Shakespeare la cui scena centrale e corale contiene in nuce l'argomento che stava a cuore agli Olandesi per i quali l'alleanza britannica era essenziale per l'indipendenza mentre per gli inglesi era importnte scrivere una commedia contro la Spagna che era destinata ad essere scalzata da loro anche attraverso la rivoluzione dei Paesi Bassi. Nel 1588 (se non ricordo male) la Spagna invierà l'Invincibile Armada contro l'Inghilterra e sarà la catastrofe da cui inizierà il declino di quel Paese. In tutto questo bailamme non esiste spiegazione per cui il piccolo provinciale di Stratford dovesse occuparsi della politica internazionale del suo Paese usandola a fini di propaganda e consenso. L'unica spiegazione possibile è che Shakespeare fosse il prestanome di grossissimi personaggi di corte, ed in realtà risulta che fosse stato protetto dal 3° conte di Southampton (cui dedicò due poemi di successo). Nel 1601 il conte fu coinvolto nella congiura di Essex (amante della regina), per la quale furono entrambi condannati a morte. Non è difficile intuire chi imbeccase il drammaturgo, nè è difficile capire perchè abbia abbandonato la capitale definitivamente a 47 anni nel pieno della carriera.
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