Dobbiamo un gallo ad Asclepio.
venerdì 25 maggio 2012
LA SAINT BARTHELEMY DE CLOTHILDE
Tra le persone scorbutiche e iraconde la palma le spetta di diritto. E' fosse tutto qui!
A mio avviso è anche una devota di Maurras, o meglio, la identificai tale quella volta che arrestò l'auto di colpo in piena autostrada ingiungendomi di scendere immediatamente perchè le avevo appena dichiarato di essere uno sfegatato maoista per provocarla; pensare che stesse scherzando era fuori luogo viste le sue guance paonazze e gli occhi pronti a schizzare fuori, nè potevo insinuare di avere scherzato, perchè in quel caso mi avrebbe considerato ridicolo e inaffidabile per sempre; avessi detto che ero uno chouan o un vandeano mi avrebbe nominato nelle sue volontà. Dovetti rifiutare di scendere, malgrado quel rifiuto mi costasse, perchè sarei stato destinato a sicura morte, arrotato da un camion, o mi sarei dovuto acconciare a farmela a piedi fino alla città più vicina, dando per certo che nessuno mi avrebbe raccolto dopo tutti i film sugli autostoppisti che si rivelano rapinatori.
Quando non era in collera, quando nessuno la mandava in bestia, Clothilde si limitava ad una affettuosa schiavizzazione di qualsiasi suo conoscente, ma in compenso aveva una competenza in letteratura e musica del tutto rara e noncurante, ed oltre a ciò era disponibile a darti lezioni di computer (che maneggiava come gli aghi da tricot) ai tempi in cui nessuno ne capiva niente e il software doveva essere costruito su misura da un programmatore che conoscesse almeno un paio di linguaggi.
Fu lei a sistemare la mia biblioteca essendo una professionista del settore.
Le uniche singolarità di Clothilde sono che andava regolarmente alla messa annuale dei leggittimisti alla Chapelle Expiatoire e dava del voi alla madre, la vicomtesse-douarière ( ma è normale nelle famiglie aristocratiche) e, forse un pò meno, che la odiasse senza farne mistero (e probabilmente il 'voi' risentiva più di questo fatto che dell' altro).
La madre, che aveva l'aria d'un' insegnante elementare, le aveva fatto l'imperdonabile torto di non averla avvertita dell'aggravamento delle condizioni del padre mentre lei aveva preso un passaggio da Mascate a Karachi (ai tempi in cui l'Oman era proibito agli stranieri), grazie a un cugino diplomatico che garantì per lei ,su un cargo cinese dove tutta la ciurma la ritenne cinese fino allo sbarco.
Clothilde possedeva a St. D. i resti di una magnifica proprietà con casa e pelouse di 4/5 ettari sul retro ed era costantamente infuriata con le talpe che ne rodevano le radici.
Con Marie-Josèphe costuitivamo talvolta un terzetto di svuotatori di bottiglie di Bourgogne rosso durante le lunghe partite di whist.
Discende da un generale di Napoleone che gli aveva vinto un paio di importanti battaglie e si aspettava il bastone di maresciallo, invece era stato ricompensato con un fucile di Maria Antonietta saccheggiato a Versailles ed altre cianfrusaglie del genere.
Quest'arma è di gran lunga la più bella che abbia visto (e sono appassionato dei musei d'armi europei ma non ne ho mai visto una simile per l'equilibratura, le damaschinature,gli intarsi, la meccanica e la leggerezza).
Il generale L.C. scrisse un' amarissima lettera all'imperatore (di cui Clothilde custodisce copia che ho letto) e i loro rapporti si guastarono. In seguito il municipio di Paris decise di intestargli una via nel XV°. Per un pelo non ebbe un boulevard.
Quando andavo a passare le vacanze a St.D. Clothile mi portava in giro per il contado sulla sua grossa moto alla scoperta di lavatoi medievali tuttora in uso, chiesette romaniche sperdutissime e non segnalate, siti archeologici gallo-romani, che per me erano robetta ma avevano il fascino della loro terra che in qualche modo mi rammentava i paesaggi umbro-toscani.
A Paris Clothilde aveva un appartamento propisciente il Père Lachaise che non aveva nè vista nè indirizzo ideali, ma ciò faceva parte della sua eccentricità; non era neanche un tipo facile da capirsi, anche a causa della sua rigida dirittura morale e di un' idea transcendentale dell'aristocraticità.
Una volta si offri di fare ospitare mio figlio da un cugino pecoraio che viveva nei boschi; il ragazzo non era encora stato avvezzato alle asperità della vita,mentre Clothilde che lo amava abbastanza era convinta dell' importanza delle iniziazioni. Lui fu indignato che si mangiassero delle scatolette riscaldate a bagno-marie, che i piatti fossero ripuliti dai cani, che nel loro abituro non ci fossero pavimenti, vi circolassero indisturbati topi, insetti e vari animaletti come le scolopendre, tutti in cerca di resti alimentari, che si dormisse in sacchi a pelo, su brandine, che non fosse ritenuto fondamentale lavarsi e che le stesse pecore potessero entrare e uscire insozzando (ammesso che ci fosse qualcosa da sporcare). Sta nei fatti che tornò con il viso color mattone, le unghie nere, trasformato in una specie di polifemo taciturno. Il cugino appartiene agli stessi lombi e Clothilde, che lo predilige, gli ha destinato alcune centinaie di ettari di boschi che saranno rimessi in sesto con il ricavato dell'asta del fuciletto.
Clothilde mi telefonò: "Tu viens, demain matin je fais le pressage du cassis"
Naturalmente sospettavo conoscendo il contenuto di quella bacca di sangue arterioso; va bene, ma non sperare di mandarmi in lavanderia calzato e vestito, mi dissi.
Nessuno si sottrae all'imperiosità di Clothilde, cosi mi presentai puntuale nella casa completamente svaligiata dei mobili antichi sostituiti con mobili in stile. Ero passato dalla celebre (per noi) laiterie du village (ormai chiusa) a prendere un pot de crème fraiche e del fromage blanc; strada facendo avevo incontrato un anziano del villaggio che spingeva a mano la sua bici e mi aveva confidato: "Ils vous ont bien adopté", con riferimento ad Albert e Marie-Thérèse G.
C'era anche Marie-Louise cui qualche giorno prima era entrato un ladro in casa e lei si era svegliata ed era stata certissima che sarebbe stata violentata, invece il ladro le aveva detto di stare tranquilla, seduta sul bordo del letto, aveva svuotato portafogli e portagioie e se ne era andato cosi come era venuto.
Ero pronto a reagire violentemente. Clothilde apri una cassapanca e ne tirò fuori vecchi abiti maschili
tarlati del primo novecento (non c'era alcun maschio nella sua famiglia da quando la frequentavo), e ci abbigliammo tutti come Charlot, Stallio e Ollio; passammo nell'orangerie in cui si trovava la tinozza e i frutti raccolti in panieri. Il compito consisteva nel prendere manciate di frutti e spremerli nel tino intorno al quale ci affaciavamo inginocchiati.Naturalmente l'inchiostro zampillò in tutte le direzioni, mani lorde, visi schizzati, abiti insanguinati e davanti a noi un pozzo di sangue, ci eravamo
abbrutiti e ci veniva naturale digrignare i denti: uno scempio, uno scenario da omicidi plurimi, una notte di San Bartolomeo in cui la parte degli ugonotti era stata sostenuta dai miseri cassis e noi dalla parte di Caterina de' Medici.
Quando tornammo alla civiltà, e fu faticoso, la sera, Clothilde ci servi un superbo "saumon en croute" .
Ne attacai l'esterno tiepido ma commisi l'imprudenza di ingoiarne un boccone dell' interno; fu come se un fiume di lava mi fosse sceso nell'esofago, ma il peggio era che non potevo reagire adeguatamente in presenza della vicomtesse-douarière; solo due lacrime mi si formarono agli angoli degli occhi e nell'immane sofferenza mi raffigurai il momento in cui steso sul tavolo avrei subito l'ablazione di parti necrotiche delle mie viscere, forse mi avrebbero applicato una borsa esterna legata alla vita come avevo sentito dire di qualche disgraziato.
Era chiaro che la mia ospite aveva preso un piatto pronto da Picard e lo avva passato al microonde, cavandosi d'impaccio senza preoccuparsi degli ospiti. Non glielo perdonai perchè tutte le altre ospiti
presenti erano evidentemente al corrente.
In seguito fui ricompensato con qualche bottiglia di crème de cassis, che come si sa, sta alla base del Kyr normal o royal, e di liqueur.
Quel "saumon en croute", tuttavia, fu la goccia che incrinò i nostri rapporti.
Di lei avevo sopportato tutto perchè la giudicavo fine, intelligente e istruita, ma quel "saumon en croute" non mi era andato proprio giù.
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