Mi è venuto il ghiribizzo di sostenere che Platone era uno stupido.Si fa per dire,ma stupido davvero in qualche modo doveva esserlo.Magari qualcuno penserà che amo i paradossi perchè sono meridionale:stupido,perchè attribuiva un'eccessiva importanza all'intellettualità e a quella che per lui ne era la manifestazione relazionale:la dialettica.Non è il caso,in una nota,di affrontare l'intera concezione platonica del mondo,oltretutto uscirei dal tema;basterà soffermarsi alla sua idea di reggimento dello Stato che riteneva mestiere da filosofi.Ora,non si è mai verificato che uno Stato fosse retto da filosofi,quindi,la storia smentisce Platone da non meno di 25 secoli.A parte questa,si possono portare prove di tipo intellettuale contro Platone:lo combatteremo sul suo stesso terreno.
Reggere la Cosa Pubblica non ha nulla da vedere con la sapienza,semmai con la capacità persuasiva,con l'energia carismatica,con l'attitudine all'organizzazione,con la lungimiranza nel prevedere la piega che prenderanno gli avvenimenti,con l'abilità mediatrice e negoziale,con la duttilità nel raggiungere compromessi,con la prudenza,con l'arte del sapere stare 'in su la golpe e in sul lione' come diceva Machiavelli,e chissà con quante altre doti,tutte eccetto che l'intellettualità.Un intellettuale si occupa esclusivamente di escogitare soluzioni teoriche che poi saranno applicate da politici e da tecnici(magari avendovi apportato correzioni);il reggimento dello Stato è attività eminentemente pratica,dunque ha da vedere con l'Etica ed in particolare con quella branca di essa che chiamiamo Giustizia e che consiste nel dare a ciascuno ciò che gli è dovuto.Uno Stato senza Giustizia è una tirannide e può essere mantenuto solo con la forza essendone venuto meno il legame costitutivo,la coesione determinata dalla fiducia nella Giustizia delle sue leggi,poichè la Giustizia di uno Stato consiste nelle sue leggi e nell'organo di controllo completamente separato che assicura l'osservanza di esse e si chiama Magistratura.Non è per amore di paradosso ma tra Platone e Berlusconi preferisco quest'ultimo come primo ministro.Ciò non ha nulla da vedere con l'elaborazione del pensiero politico che compete ad uomini come Platone che se dicono sciocchezze non fanno mai danni,ma se un Berlusconi pensa sarà un disastro pratico,infatti i guai italiani dipendono dal 'pensare' di Berlusconi che non essendo un intellettuale pensa le peggiori sciocchezze pratiche possibili e ciò determina che lo Stato non funzioni.Berlusconi,infatti segue un'ideologia ben precisa.che l'mpresa privata debba essere libera da ogni vincolo e controllo e possa impadronirsi di ogni bene comune.Sotto il profilo del reggimento dello Stato Le Brambilla,Carfagna,Gelmini,Prestigiacomo,Meloni e Boniver non sarebbero perniciose in linea di principio,anzi;il guaio è che il loro capo sia servo dell'ideologia dell'ingiustizia per applicare la quale studi la sofistica assieme ai suoi ministri,e la spaccia per dialettica che già non andrebbe bene.
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