Nel 1960 feci un giro nel Marais perchè una mia conoscente aveva deciso di mostrarmi i monumenti cospicui della sua città che in quel quartiere erano la colonna della Bastille e la place Royale. Non lo sapevo, ma André Malraux ne aveva già progettato il recupero; quel quartiere aveva fatto la stessa fine del centro storico di Palermo, disertato dall'aristocrazia e dai funzionari regionali in ascesa oltre che dai politicanti e dagli speculatori, tutti a fare la coda negli uffici dell'ex carrettiere Vassallo, braccio operativo del 'Sacco di Palermo' messo a punto dai Gioia, Lima e Ciancimino che avevano deciso di spingere la città ad ovest senza alcun piano regolatore perchè era meno costoso e molto più remunerativo. Vi erano rimasti gli artigiani che avevano impiantato i laboratori nei cortili dei palazzi in rovina ed i lavori più delicati nei piani nobili, mentre nei catoi che li assediavano cercava a qualsiasi costo di vivere una plebe affamata e scalcagnata che aveva finito per destare l'orrore pietoso del mondo della cultura nazionale che aveva individuato nel famigerato 'Cortile Cascino' ai Dannisinni il centro del male di vivere più totale. Gli abitanti del 'Cortile' che in realtà era un quartiere, non avevano l'acqua corrente, il Comune non ritirava le immondizie che venivano gettate lungo il tratto della ferrovia Palermo/Trapani che passava in prossimità e che veniva utilizzato anche come gabinetto collettivo; i loro bambini venivano morsicati dai ratti con cui convivevano. Nel 1956 il sociologo Dolci tenne lì un celebre digiuno ed Enzo Sellerio, cresciuto nel neorealismo, diventò l'occhio di questa socialità della sofferenza che attraverso le pagine dell'Espresso fece il giro d'Europa e degli USA. C'erano cartelli di protesta dappertutto, ma il governo non si dava per inteso, solo la mafia, mossa a pietà ingaggiava di tanto in tanto alcuni maschi per i suoi lavoretti, mentre le donne scarmigliate urlavano cercando di disinfettare ferite purulente e fare sopravvivere bambini rachitici.
Nel 1969, quando tornai nel Marais, il recupero era iniziato e il Gen.De Gaulle si era dimesso da poco, ma Malraux era riuscito a varare il suo piano di salvaguardia e aveva disposto l'acquisizione dallo Stato di luoghi ed edifici storici. E' una zona ex paludosa che era già stata protetta dai Romani con la soprelevazione della rue St.Antoine; essa si trova a Nord-Est nella Rive Droite ma abbastanza prossima alla Seine che vi infiltrava le acque attraverso terreni permeabili. Verso il IX° sec. vi si impiantarono alcuni ordini monastici cui si deve il drenaggio e la messa a cultura dei terreni. Enrico II° aveva deciso di stabilire la residenza reale alla Tournelle, ma quel progetto fu abbandonato da Caterina de'Medici a causa dell'incidente nel torneo del 1559. In ogni caso esso venne ripreso da Enrico IV° che, però, spostò di poco la residenza, realizzando la place Royale, cioè quella che si chiama des Vosges, in omaggio al dipartimento che per primo pagò le tasse, e che può essere considerata una prova generale di Versailles perchè ai due padiglioni del re e della regina che si fronteggiano al centro di due lati opposti, si affiancano senza soluzione di continuità tutti gli altri edifici occupati da membri del governo e dalla corte risultandone una struttura solidamente unitaria e chiusa in se stessa con i giardini privati sui lati esterni degli edifici ed un giardino comune per le passeggiate di corte al centro del parallelogramma edilizio impenetrabile. Una volta, in un caffè sotto i portici incontrai Michèle Mercier che aveva impersonato il ruolo della moglie in una celebre serie di film con Robert Hossein ispirata a Fouquet, poi cominciai a frequentare l'orologiaio antiquario Richelieu i cui meccanismi recuperati in ogni dove compresi vecchi campanili, mi mandavano in estasi.
Quando tornai al Marais, come dicevo, il recupero era agli inizi e il quartiere ricordava la mia Palermo con i cartelli di protesta degli abitanti sfrattati e i palazzi puntellati. L'area era vasta, comprendendo l'intero III° arr.e il IV° con esclusione delle isole. Era ancora abbastanza sconquassato e nessuno si sarebbe sognato di andare a viverci eccetto coloro che ci stavano già e non volevano esserne sfrattati non sapendo dove sbattere la testa.
Anne volle mostrarmi la sua scuola : 'Les Métiers d'Art' che era stata impiantata in un hotel particulier del XVII° sec. appartenuto a tale Aubert arricchitosi come esattore della tassa sul sale ai tempi in cui il povero Fouquet sedeva sulla 'sellette' come raccontava M.me De Sévigné alla figlia; da quì il nome di Hotel Salé. Il Gen.De Gaulle ed il suo ministro Malraux, avevano stabilito che la Cultura era un fattore fondamentale dello sviluppo della Francia (diversamente dal Sig. Berlusconi e dal ministro Tremonti che stabilirono che in Italia 'con la cultura non si mangia'), pertanto l' Hotel Salé era stato acquisito dallo Stato in base a una legge del 1968 che disponeva egualmente che le tasse potessero essere saldate con cessioni di opere d'arte. La prima conseguenza fu che l'Hotel Salé fosse scelto come sede del museo Picasso i cui fondi d'arte furono formati con 'dations' degli eredi Picasso di opere a saldo di tasse, con donazioni della figlia del pittore ed infine con acquisti da parte dello Stato. Oggi il museo Picasso di Paris è il più importante che riguardi il pittore spagnolo. L'edificio fu restaurato tra il 1974 e l'80.
Mi ci recai all'apertura nel 1985 costatando che la massa di opere era imponente ma al tempo stesso di importanza notevolmente diseguale; per conto mio ne avrei eliminato un bel pò perchè una firma non basta a creare un capolavoro. Il palazzo era stato recuperato egregiamente con attenzione filologica puntigliosa tutta francese, lo avevo visto prima ed ora ero incantato particolarmente dalla bella scalinata e dalla sua balaustra en fer-forgé nero e oro, arte in cui i fabbri parigini erano inarrivabili quanto a finezza. Dunque, nel 1985 il quartiere era recuperato, gli immobili privati erano stati rifatti con piani particolareggiati di notevole pregio che tenevano presenti sia il tipo di pietra usata che la necessaria presenza di verde e i prezzi cominciarono a salire fino a diventare inabordabili. Che fine abbiano fatto gli occupanti degli immobili demoliti non so, ma ho il ricordo che un fenomeno simile si era verificato a Napoli, forse nei Quartieri Spagnoli; l'amministrazione del tempo aveva predisposto case popolari alla periferia, ma gli abitanti si rifiutarono di spostarsi per l'ottima ragione che volevano abitare in centro e non avrebbero rinunciato per l'oro del mondo ai loro modi di vita. Al museo tornai più volte per coonestare le mie impressioni; Picasso era sicuramente grandissimo ma aveva anche prodotto un'enorme quantità di cacca. L'ultima volta fui colpito da una China, un nudo perfettamente cubista: aveva usato il corpo come si fa disfacendo una scatola di cartone appiattendone le piegature e riducendo il suo volume ad una superficie per conservarla facilmente e riutilizzarla; l'artista si era concentrato esplicitamente su quella parte del corpo invisibile anche se esso è nudo essendo stretta nella fessura delle natiche, vi si era applicato quasi trasformandola in un emblema 'araldico': una circonferenza piccolissima tracciata presumibilmente al compasso, per il cui centro passavano un certo numero di diametri; di fatto la trovata era geniale e coerente col fine estetico di riduzione geometrica di un solido ad un piano, mi fece pensare a problemi che si era posto Archimede, alla cui soluzione teneva moltissimo come massimo risultato della sua ricerca.
Quando attraversai i giardinetti, sul marciapiede opposto al museo vidi la bottega d'un noto antiquario-arredatore con un nome simile al mio ed entrai per parlargli, però era troppo indaffarato, mi avviai, quindi, per la rue Vieille du Temple flanando verso la chiesa des Blancs Manteaux che era appartenuta all'ordine dei ' Serfs de la Vierge' che indossavano lunghi mantelli bianchi verso il 1258 per ordine di S.Luigi; mi ricordai che Eco aveva raccontato in un romanzo che essa era appartenuta ai Rosa-Croce; comunque oltraggiosamente abbandonata malgrado la gradevole facciata barocca.
Finii rue du Bourg-Tibourg dove venni attratto dalle vetrine ocra col nome in nero di una vecchia bottega; sarà stata la vetustà ad attirarmi, infatti era la più vecchia che avessi visto in città; entrai e, quale sorpresa: si trattava di un magazzino all'ingrosso della metà del XIX° sec. la cui sistemazione mi era più che familiare, infatti uno dei miei nonni ne aveva posseduto uno identico: l'ambiente era vasto e costituiva la totalità dell'esercizio; a metà della parete di sinistra, parallelo alla porta da cui ero entrato era situato l'ufficio, cioè una specie di guardiola del portinaio di un condominio moderno, tutto a vetri con l'intelaiatura di legno non essendoci all'epoca i profilati metallici; dall'interno dell'ufficio si controllava l'intero magazzino, cioè le porte d'accesso che erano due (una per la merce si apriva al fondo e sulla stessa strada), la bascula, che faceva bella mostra a non più di un metro dall'ufficio stesso, era un tipo di pesa con un pianale di cm.80x120 circa su cui venivano poggiati i sacchi, esso era collegato per mezzo di leve snodate al braccio di pesatura che è di ferro piatto tirato a lucido e porta incise una serie di tacche corrispondenti ai pesi da cento grammi a 25 chili. La lucentezza del braccio è disposizione dell' Ufficio dei Pesi e Misure perchè l'individuazione del peso deve essere facilissima . La pesatura si effettua spostando opportunamente sul braccio un peso di ottone scorrevole provvisto di un cuneo che va ad incastrarsi nella tacca appropriata che determina l'equilibrio. Sul braccio, dal lato in cui ci sono due punte che devono corrispondersi perchè il peso sia esatto, è appeso un piattello snodato su cui si possono poggiare pesi supplementari che stanno agganciati sul telaio fisso anteriore della bascula, e che moltiplicando per 100 il loro valore permettono di pesare fino a 250 chili. Fatta quest'analisi che includeva alcune sedie Thonet identiche a quelle dell'ufficio del nonno, stabilii che tutto questo era stato conservato per la storia e stava in relazione col concetto di cultura di Malraux. Ora l'azienda era una bottega al dettaglio, infatti contro la parete opposta all'ufficio, dove un tempo venivano ammonticchiati i sacchi di the, c'era una scaffalatura grande quanto la parete e suddivisa in scomparti di circa 50 centimetri che formavano più o meno 150 nicchie ognuna delle quali era occupata da un recipiente cilindrico di ferro smaltato in scuro con un coperchio a cupoletta, con la sua etichetta in vista. Davanti ad esso correva un lungo banco servito da 5 o 6 commessi in gabanella grigio-ferro come usava un tempo, che svolgevano attività incessante di pesature di circa un etto. Diedi uno sguardo alla clientela : tutte donne e un paio di tipi indefinibili; mi sembrò strano che trovandomi nel IV° arr. le signore fossero tutte BCBG del VII° e del XVI° nord. Avevo scoperto per caso la boutique dei Frères Mariage, già esistita nel XVII° sec. e rifondata verso la metà del XIX° : era precisamento il momento in cui in tutta l'Europa continentale tornava di moda il the delle 5. In seguito l'affare ebbe un successo clamoroso, aggiunsero prodotti e fecero qualunque cosa al the, compresa l'acqua benedetta e l'olio santo della chiesa di S.Germain. I Mariage, che non esistono più, importavano circa 500 tipi diversi di the da una trentina di Paesi orientali; Anne ne parlò ad una conoscente e Mariage giunse alla Palermo che conta. Quando mi avvicinai al banco per curiosare fu a tutte evidente che ero un estraneo non iniziato ai sacri misteri, alcune signore che avevano già fatto le loro provviste di 3 o 4 pacchetti estrassero di nuovo le loro Filofax e ricominciarono a salmodiare mantra esotici allo scopo di umiliarmi con la loro tracimante cultura, e i commessi sorpresi ricomincirono a pesare; alcune portarono via incarti voluminosi solo per la soddisfazione di épater les bourgeois. In ogni caso nessuna di esse avrebbe mai dubitato che le avevo esaminate bene: in quasi tutte avevo individuato lo zampino di Inès de la Fressange, all'epoca musa di Karl Lagerfeld, il mio preferito sia al Faubourg che ad av.Montaigne. I loro pantaloni bianchi o in denim, le camicette semplici e sexy con décolleté arrotondato, gli sweater bleu-marine a V sotto giacchette di pelle o boleri, le ballerine di Céline, rigorosamente nessun bijou, che farebbe 'italiana', eccetto un anello o un semplice braccialetto: tutte rigorosamente Rive Gauche come si conveniva al loro status la cui parola d'ordine è: non farsi assolutamente notare per farsi notare, magari disorientando l'avversario con un'imprevedibile incursione da "Tati".
Dobbiamo un gallo ad Asclepio.
giovedì 28 giugno 2012
venerdì 25 maggio 2012
LA SAINT BARTHELEMY DE CLOTHILDE
Tra le persone scorbutiche e iraconde la palma le spetta di diritto. E' fosse tutto qui!
A mio avviso è anche una devota di Maurras, o meglio, la identificai tale quella volta che arrestò l'auto di colpo in piena autostrada ingiungendomi di scendere immediatamente perchè le avevo appena dichiarato di essere uno sfegatato maoista per provocarla; pensare che stesse scherzando era fuori luogo viste le sue guance paonazze e gli occhi pronti a schizzare fuori, nè potevo insinuare di avere scherzato, perchè in quel caso mi avrebbe considerato ridicolo e inaffidabile per sempre; avessi detto che ero uno chouan o un vandeano mi avrebbe nominato nelle sue volontà. Dovetti rifiutare di scendere, malgrado quel rifiuto mi costasse, perchè sarei stato destinato a sicura morte, arrotato da un camion, o mi sarei dovuto acconciare a farmela a piedi fino alla città più vicina, dando per certo che nessuno mi avrebbe raccolto dopo tutti i film sugli autostoppisti che si rivelano rapinatori.
Quando non era in collera, quando nessuno la mandava in bestia, Clothilde si limitava ad una affettuosa schiavizzazione di qualsiasi suo conoscente, ma in compenso aveva una competenza in letteratura e musica del tutto rara e noncurante, ed oltre a ciò era disponibile a darti lezioni di computer (che maneggiava come gli aghi da tricot) ai tempi in cui nessuno ne capiva niente e il software doveva essere costruito su misura da un programmatore che conoscesse almeno un paio di linguaggi.
Fu lei a sistemare la mia biblioteca essendo una professionista del settore.
Le uniche singolarità di Clothilde sono che andava regolarmente alla messa annuale dei leggittimisti alla Chapelle Expiatoire e dava del voi alla madre, la vicomtesse-douarière ( ma è normale nelle famiglie aristocratiche) e, forse un pò meno, che la odiasse senza farne mistero (e probabilmente il 'voi' risentiva più di questo fatto che dell' altro).
La madre, che aveva l'aria d'un' insegnante elementare, le aveva fatto l'imperdonabile torto di non averla avvertita dell'aggravamento delle condizioni del padre mentre lei aveva preso un passaggio da Mascate a Karachi (ai tempi in cui l'Oman era proibito agli stranieri), grazie a un cugino diplomatico che garantì per lei ,su un cargo cinese dove tutta la ciurma la ritenne cinese fino allo sbarco.
Clothilde possedeva a St. D. i resti di una magnifica proprietà con casa e pelouse di 4/5 ettari sul retro ed era costantamente infuriata con le talpe che ne rodevano le radici.
Con Marie-Josèphe costuitivamo talvolta un terzetto di svuotatori di bottiglie di Bourgogne rosso durante le lunghe partite di whist.
Discende da un generale di Napoleone che gli aveva vinto un paio di importanti battaglie e si aspettava il bastone di maresciallo, invece era stato ricompensato con un fucile di Maria Antonietta saccheggiato a Versailles ed altre cianfrusaglie del genere.
Quest'arma è di gran lunga la più bella che abbia visto (e sono appassionato dei musei d'armi europei ma non ne ho mai visto una simile per l'equilibratura, le damaschinature,gli intarsi, la meccanica e la leggerezza).
Il generale L.C. scrisse un' amarissima lettera all'imperatore (di cui Clothilde custodisce copia che ho letto) e i loro rapporti si guastarono. In seguito il municipio di Paris decise di intestargli una via nel XV°. Per un pelo non ebbe un boulevard.
Quando andavo a passare le vacanze a St.D. Clothile mi portava in giro per il contado sulla sua grossa moto alla scoperta di lavatoi medievali tuttora in uso, chiesette romaniche sperdutissime e non segnalate, siti archeologici gallo-romani, che per me erano robetta ma avevano il fascino della loro terra che in qualche modo mi rammentava i paesaggi umbro-toscani.
A Paris Clothilde aveva un appartamento propisciente il Père Lachaise che non aveva nè vista nè indirizzo ideali, ma ciò faceva parte della sua eccentricità; non era neanche un tipo facile da capirsi, anche a causa della sua rigida dirittura morale e di un' idea transcendentale dell'aristocraticità.
Una volta si offri di fare ospitare mio figlio da un cugino pecoraio che viveva nei boschi; il ragazzo non era encora stato avvezzato alle asperità della vita,mentre Clothilde che lo amava abbastanza era convinta dell' importanza delle iniziazioni. Lui fu indignato che si mangiassero delle scatolette riscaldate a bagno-marie, che i piatti fossero ripuliti dai cani, che nel loro abituro non ci fossero pavimenti, vi circolassero indisturbati topi, insetti e vari animaletti come le scolopendre, tutti in cerca di resti alimentari, che si dormisse in sacchi a pelo, su brandine, che non fosse ritenuto fondamentale lavarsi e che le stesse pecore potessero entrare e uscire insozzando (ammesso che ci fosse qualcosa da sporcare). Sta nei fatti che tornò con il viso color mattone, le unghie nere, trasformato in una specie di polifemo taciturno. Il cugino appartiene agli stessi lombi e Clothilde, che lo predilige, gli ha destinato alcune centinaie di ettari di boschi che saranno rimessi in sesto con il ricavato dell'asta del fuciletto.
Clothilde mi telefonò: "Tu viens, demain matin je fais le pressage du cassis"
Naturalmente sospettavo conoscendo il contenuto di quella bacca di sangue arterioso; va bene, ma non sperare di mandarmi in lavanderia calzato e vestito, mi dissi.
Nessuno si sottrae all'imperiosità di Clothilde, cosi mi presentai puntuale nella casa completamente svaligiata dei mobili antichi sostituiti con mobili in stile. Ero passato dalla celebre (per noi) laiterie du village (ormai chiusa) a prendere un pot de crème fraiche e del fromage blanc; strada facendo avevo incontrato un anziano del villaggio che spingeva a mano la sua bici e mi aveva confidato: "Ils vous ont bien adopté", con riferimento ad Albert e Marie-Thérèse G.
C'era anche Marie-Louise cui qualche giorno prima era entrato un ladro in casa e lei si era svegliata ed era stata certissima che sarebbe stata violentata, invece il ladro le aveva detto di stare tranquilla, seduta sul bordo del letto, aveva svuotato portafogli e portagioie e se ne era andato cosi come era venuto.
Ero pronto a reagire violentemente. Clothilde apri una cassapanca e ne tirò fuori vecchi abiti maschili
tarlati del primo novecento (non c'era alcun maschio nella sua famiglia da quando la frequentavo), e ci abbigliammo tutti come Charlot, Stallio e Ollio; passammo nell'orangerie in cui si trovava la tinozza e i frutti raccolti in panieri. Il compito consisteva nel prendere manciate di frutti e spremerli nel tino intorno al quale ci affaciavamo inginocchiati.Naturalmente l'inchiostro zampillò in tutte le direzioni, mani lorde, visi schizzati, abiti insanguinati e davanti a noi un pozzo di sangue, ci eravamo
abbrutiti e ci veniva naturale digrignare i denti: uno scempio, uno scenario da omicidi plurimi, una notte di San Bartolomeo in cui la parte degli ugonotti era stata sostenuta dai miseri cassis e noi dalla parte di Caterina de' Medici.
Quando tornammo alla civiltà, e fu faticoso, la sera, Clothilde ci servi un superbo "saumon en croute" .
Ne attacai l'esterno tiepido ma commisi l'imprudenza di ingoiarne un boccone dell' interno; fu come se un fiume di lava mi fosse sceso nell'esofago, ma il peggio era che non potevo reagire adeguatamente in presenza della vicomtesse-douarière; solo due lacrime mi si formarono agli angoli degli occhi e nell'immane sofferenza mi raffigurai il momento in cui steso sul tavolo avrei subito l'ablazione di parti necrotiche delle mie viscere, forse mi avrebbero applicato una borsa esterna legata alla vita come avevo sentito dire di qualche disgraziato.
Era chiaro che la mia ospite aveva preso un piatto pronto da Picard e lo avva passato al microonde, cavandosi d'impaccio senza preoccuparsi degli ospiti. Non glielo perdonai perchè tutte le altre ospiti
presenti erano evidentemente al corrente.
In seguito fui ricompensato con qualche bottiglia di crème de cassis, che come si sa, sta alla base del Kyr normal o royal, e di liqueur.
Quel "saumon en croute", tuttavia, fu la goccia che incrinò i nostri rapporti.
Di lei avevo sopportato tutto perchè la giudicavo fine, intelligente e istruita, ma quel "saumon en croute" non mi era andato proprio giù.
.
domenica 20 maggio 2012
CAVALLO PAZZO
Chi si ricorda di lui?
Verso la fine degli anni 1970; gli Indiani Metropolitani erano l'area più creativa del Movimento del '77, gravitavano intorno a 'Re Nudo', si erano innestati sulla fine degli hippies e si facevano chiamare anche freaks-rock, Kerouac, Ginsberg, i Situazionisti, Marcuse, D.Cooper, Reich e T.Leary, l'apostolo dell'LSD, era quell'epoca. Loro peculiarità: rifiuto di pagare il prezzo dei concerti che poi si estese a tutto, sesso libero, droga libera.
C'era un legame con l'Autonomia Operaia che fu stroncata dalla repressione, non ne ebbero bisogno essendosi fatti stroncare dall'avvento dell'eroina; avevano abbandonato il marxismo in favore di una critica della borghesia d'ispirazione dadaista.Tra tutto questo bailàmme, che solo chi è nato negli anni 1950 ricorderà, essi furono gli inventori della visibilità ( i cui figli sono gli Sgarbi, i Ferrara, i D'Agostino e la pletora degli avventori occasionali della TV che spariscono come farfalle grate di essere vissute anche solo un giorno).
Quella sera mi trovavo a Taormina con Roberto e le nostre donne, causa un concerto. Ci istallammo al Timeo che è a ridosso del teatro. Era una notte spettacolare e oleografica su Mazzarò e l'Etna, con tanto di luna, ed il sig.Lo Turco, faccia butterata e paonazza, capelli ricciutissimi, con l'aspetto di un serial killer ed il tratto gentile e delicato di un'educanda, con grazia ci invitò a cena perchè eravamo capitati in quel preciso giorno di festa in cui lui aveva quest'abitudine con gli ospiti che gli piacevano. Anne mi diede di gomito: guarda al tavolo alla tua destra. Un giovane elegante e fine con maitre e due camerieri che andavano e venivano con champagne, aragoste e prelibatezze, la guardai interrogativamente: è Cavallo Pazzo. Ne conoscevo le gesta ma non l'avrei mai riconosciuto. Nasceva il problema di denunciarlo, ma non me la sentii di fare la spia anche se avrei tradito il mio ospite. Magari pagherà.
Lo Turco passava spesso per accertarsi che tutto procedesse bene e lanciare qualche spritosaggine. Del concerto mi sono dimenticato.
L'indomani facemmo un giretto nel singolare giardino o meglio in ciò che resta della folie ottocentesca della sua fondatrice britannica, che mi piace tanto. Accommiatandoci Lo Turco ci rammentò quel signore elegante accanto a noi la sera precedente: chi se lo immaginava, è sparito, ho dovuto fare denuncia.
Cavallo Pazzo morì giovanissimo dopo un'altra serie di exploit e degli Indiano metropolitani si perse la traccia.
Verso la fine degli anni 1970; gli Indiani Metropolitani erano l'area più creativa del Movimento del '77, gravitavano intorno a 'Re Nudo', si erano innestati sulla fine degli hippies e si facevano chiamare anche freaks-rock, Kerouac, Ginsberg, i Situazionisti, Marcuse, D.Cooper, Reich e T.Leary, l'apostolo dell'LSD, era quell'epoca. Loro peculiarità: rifiuto di pagare il prezzo dei concerti che poi si estese a tutto, sesso libero, droga libera.
C'era un legame con l'Autonomia Operaia che fu stroncata dalla repressione, non ne ebbero bisogno essendosi fatti stroncare dall'avvento dell'eroina; avevano abbandonato il marxismo in favore di una critica della borghesia d'ispirazione dadaista.Tra tutto questo bailàmme, che solo chi è nato negli anni 1950 ricorderà, essi furono gli inventori della visibilità ( i cui figli sono gli Sgarbi, i Ferrara, i D'Agostino e la pletora degli avventori occasionali della TV che spariscono come farfalle grate di essere vissute anche solo un giorno).
Quella sera mi trovavo a Taormina con Roberto e le nostre donne, causa un concerto. Ci istallammo al Timeo che è a ridosso del teatro. Era una notte spettacolare e oleografica su Mazzarò e l'Etna, con tanto di luna, ed il sig.Lo Turco, faccia butterata e paonazza, capelli ricciutissimi, con l'aspetto di un serial killer ed il tratto gentile e delicato di un'educanda, con grazia ci invitò a cena perchè eravamo capitati in quel preciso giorno di festa in cui lui aveva quest'abitudine con gli ospiti che gli piacevano. Anne mi diede di gomito: guarda al tavolo alla tua destra. Un giovane elegante e fine con maitre e due camerieri che andavano e venivano con champagne, aragoste e prelibatezze, la guardai interrogativamente: è Cavallo Pazzo. Ne conoscevo le gesta ma non l'avrei mai riconosciuto. Nasceva il problema di denunciarlo, ma non me la sentii di fare la spia anche se avrei tradito il mio ospite. Magari pagherà.
Lo Turco passava spesso per accertarsi che tutto procedesse bene e lanciare qualche spritosaggine. Del concerto mi sono dimenticato.
L'indomani facemmo un giretto nel singolare giardino o meglio in ciò che resta della folie ottocentesca della sua fondatrice britannica, che mi piace tanto. Accommiatandoci Lo Turco ci rammentò quel signore elegante accanto a noi la sera precedente: chi se lo immaginava, è sparito, ho dovuto fare denuncia.
Cavallo Pazzo morì giovanissimo dopo un'altra serie di exploit e degli Indiano metropolitani si perse la traccia.
Buone Maniere
Una della attitudini che più mi dispiaccino del mio Paese è quella verso le buone maniere, ciò che più mi attrae della Francia: la regolarità delle relazioni civili, il segreto che rende piacevolissima la vita in una città. E' curioso come gli Italiani e i Francesi provinciali siano concordi nel giudicare i Parigini estremamente antipatici: lo capisco bene visto che per me sono le persone più piacevoli del mondo. L'introiezione delle buone maniere è un modo della naturalezza gradevole di una persona.
Un primo pomeriggio di metà maggio mi proposi di visitare il padiglione Le Corbusier alla Cité Universitaire, estremo sud della città; uscii alle 13 e sbocconcellai per strada una piccola quiche lorraine, un palmier con un ballon de rouge. Il padiglione era chiuso e dalle vetrate mi sembrò molto in disordine e molto usato. Era talmente tiepido che attraversai ed entrai nel Parc Montsouris, cercai un gazon e mi distesi al sole come un perdigiorno. Tuttintorno erano giovani mamme stese o sedute con i loro rejetons neo nati e fino a 3 o 4 anni. Venni colto da un colpo di sonno primaverile ,finii come ...in riva di Scamandro e sognai...forse era l'isola di Calipso quando mi sentii tirare per il colletto e fu giocoforza tornare:'Excusez moi, Monsieur', una vocina incerta nell'articolazione, sul mio il viso di un bimbo di cui percepivo l'odore sano e fragrante; gli feci una carezza sorridente e gli risposi con la dovuta formula; lui si volse alla madre che lo approvò col capo e mi sorrise. Ciò su cui ebbi modo di riflettere fu che alla signora non importava nulla che il piccolo mi svegliasse, per lei il punto era che l'infante imparasse da subito come si sta al mondo e per questo ogni circostanza era buona.
Verso la metà di ottobre venne inaugurata la stagione dei concerti con la Valentini-Terrani e la Ricciarelli, dopo Roberto ci invitò a cena nel suo bell'appartamento di 500mq con vista sul magnifico giardino di secolari ficus-religiosa simili a quello sotto cui Gautama si era addormentato per sempre per sua deliberata scelta. Lucia era un contralto belcantista notevole guidata da un gusto sicuro che non cedeva in nulla alle lusinghe dei loggioni; mi le ritrovai accanto ed essendo assai curioso di ciò che potesse passare per la mente di una cantante durante l'esecuzione,le chiesi. Sembrò come se non aspettasse altro e mi spiegò che quando il direttore era uno con cui stabiliva un'intesa (il che lei sentiva dal primo momento), un'esecuzione si trasformava in qualcosa di assai simile ad un atto sessuale completo per quanto sublimato. Non credevo alle mie orecchie. La Ricciarelli, un pò distante, ci sogguardava incuriosita alla vista della sua amica tanto appassionata con un perfetto sconosciuto. E non solo lei. C'era anche il marito. Ero stato informato che la Ricciarelli, ex commessa di grande magazzino era stata folgorata per caso sulla via del belcanto, mentre il marito della Valentini era un attore di teatro semifallito che nella moglie aveva trovato il suo campavita. Deve averne avuto abbastanza delle nostre risatine soffocate e dei bisbigli all'orecchia, perchè si diresse risolutamente verso di me apostrofandomi: 'Ma perchè non si occupa delle altre signore?'. Si istallò accanto alla moglie e non si mosse più. Mal gliene incolse perchè la povere Lucia prese la leucemia magari contagiata sublimemente da Carreras che l'aveva presa. Lei tanto generosa da aggiungere l'oscuro nome di lui al suo luminoso. Differenza tra un bambino francese e un uomo italiano.
Un primo pomeriggio di metà maggio mi proposi di visitare il padiglione Le Corbusier alla Cité Universitaire, estremo sud della città; uscii alle 13 e sbocconcellai per strada una piccola quiche lorraine, un palmier con un ballon de rouge. Il padiglione era chiuso e dalle vetrate mi sembrò molto in disordine e molto usato. Era talmente tiepido che attraversai ed entrai nel Parc Montsouris, cercai un gazon e mi distesi al sole come un perdigiorno. Tuttintorno erano giovani mamme stese o sedute con i loro rejetons neo nati e fino a 3 o 4 anni. Venni colto da un colpo di sonno primaverile ,finii come ...in riva di Scamandro e sognai...forse era l'isola di Calipso quando mi sentii tirare per il colletto e fu giocoforza tornare:'Excusez moi, Monsieur', una vocina incerta nell'articolazione, sul mio il viso di un bimbo di cui percepivo l'odore sano e fragrante; gli feci una carezza sorridente e gli risposi con la dovuta formula; lui si volse alla madre che lo approvò col capo e mi sorrise. Ciò su cui ebbi modo di riflettere fu che alla signora non importava nulla che il piccolo mi svegliasse, per lei il punto era che l'infante imparasse da subito come si sta al mondo e per questo ogni circostanza era buona.
Verso la metà di ottobre venne inaugurata la stagione dei concerti con la Valentini-Terrani e la Ricciarelli, dopo Roberto ci invitò a cena nel suo bell'appartamento di 500mq con vista sul magnifico giardino di secolari ficus-religiosa simili a quello sotto cui Gautama si era addormentato per sempre per sua deliberata scelta. Lucia era un contralto belcantista notevole guidata da un gusto sicuro che non cedeva in nulla alle lusinghe dei loggioni; mi le ritrovai accanto ed essendo assai curioso di ciò che potesse passare per la mente di una cantante durante l'esecuzione,le chiesi. Sembrò come se non aspettasse altro e mi spiegò che quando il direttore era uno con cui stabiliva un'intesa (il che lei sentiva dal primo momento), un'esecuzione si trasformava in qualcosa di assai simile ad un atto sessuale completo per quanto sublimato. Non credevo alle mie orecchie. La Ricciarelli, un pò distante, ci sogguardava incuriosita alla vista della sua amica tanto appassionata con un perfetto sconosciuto. E non solo lei. C'era anche il marito. Ero stato informato che la Ricciarelli, ex commessa di grande magazzino era stata folgorata per caso sulla via del belcanto, mentre il marito della Valentini era un attore di teatro semifallito che nella moglie aveva trovato il suo campavita. Deve averne avuto abbastanza delle nostre risatine soffocate e dei bisbigli all'orecchia, perchè si diresse risolutamente verso di me apostrofandomi: 'Ma perchè non si occupa delle altre signore?'. Si istallò accanto alla moglie e non si mosse più. Mal gliene incolse perchè la povere Lucia prese la leucemia magari contagiata sublimemente da Carreras che l'aveva presa. Lei tanto generosa da aggiungere l'oscuro nome di lui al suo luminoso. Differenza tra un bambino francese e un uomo italiano.
Dr.Bovary und Herr Schumann
E' noto che 'Madame Bovary' ebbe lunga gestazione, dal 1837 (autore sedicenne) al '56, anno della morte di Schumann che non vedo come coincidenza. Il romanzo contiene una stranezza nel personaggio del dr.Bovary, piccolo medico di paese, che la moglie velleiteria vuole promosso professionalmente.
Emma spinge il meschino a mettersi in luce con un'operazione ortopedica al piede dello storpio del villaggio; il dottore si rifiuta non essendo chirurgo nè ortopedico ma la moglie tanto insiste da persuaderlo. Bovary costruisce una macchina in cui imprigiona il piede del disgraziato e lo rovina del tutto, alienandosi definitivamente la moglie.
La storia, per la singolarità mi portò ad esaminarla come un rompicapo da interpretare; mi ci arrovellai finchè mi parve di averne trovato il bandolo: era la storia di Robert Schumann che non poteva essere raccontata prima della morte di un uomo le cui ambizioni erano impari ai mezzi. Egli sperava in una carriera di concertista e per migliorare l'agilità delle dita si fabbricò una macchina da applicare alla mano che avrebbe esercitato le dita automaticamente; con essa si rovinò l'anulare destro e ogni velleità ebbe termine. Elemento peculiare della sua storia è che Clara era dotata eccezionalmente sicchè divenne una concertista internazionale disputatissima in Europa agli albori del divismo virtuosistico. Il povero Robert si ridusse a seguirla applicandosi alla composizione che in lui oltre l'ispirazione iperomantica aveva corto respiro.
Per quanto mi riguarda, l'intera sua musica orchestrale può essere messa nella spazzatura senza rimpianti, ma non certo i suoi piccoli stuke per piano e i suoi lieder tra i quali uno dei cicli più valevoli della letteratura vocale romantica: 'Frauen liebe und leben' (se non erro su un abominevole testo di Chamisso), che mi fu donato da una donna ed ancora mi domando se con intenti allusivi. Lo squilibrio mentale era tara familiare, ma c'è chi sostiene che vi fosse una degenerazione luetica nel suo: non lo credo. S'innamorò di Clara da ragazzo e andò in tribunale contro il prof.Wieck per averla; ne fu sempre innamorato pazzo e a 43 anni finì in manicomio dopo un tentativo di suicidio. Anche volendo, quando avrebbe trovato il tempo di andare a puttane?
Tra i meriti di Robert c'è la fondazione della critica musicale europea, con una rivista che, credo, si pubblichi tuttora. Il suo massimo allievo e amico personale, tale Brahms, consolò Clara che era molto più vecchia di lui e divenne la sua musa, consigliera e critica: Brahms non si sposò, non so se per rispetto di Clara o di Robert.
Emma spinge il meschino a mettersi in luce con un'operazione ortopedica al piede dello storpio del villaggio; il dottore si rifiuta non essendo chirurgo nè ortopedico ma la moglie tanto insiste da persuaderlo. Bovary costruisce una macchina in cui imprigiona il piede del disgraziato e lo rovina del tutto, alienandosi definitivamente la moglie.
La storia, per la singolarità mi portò ad esaminarla come un rompicapo da interpretare; mi ci arrovellai finchè mi parve di averne trovato il bandolo: era la storia di Robert Schumann che non poteva essere raccontata prima della morte di un uomo le cui ambizioni erano impari ai mezzi. Egli sperava in una carriera di concertista e per migliorare l'agilità delle dita si fabbricò una macchina da applicare alla mano che avrebbe esercitato le dita automaticamente; con essa si rovinò l'anulare destro e ogni velleità ebbe termine. Elemento peculiare della sua storia è che Clara era dotata eccezionalmente sicchè divenne una concertista internazionale disputatissima in Europa agli albori del divismo virtuosistico. Il povero Robert si ridusse a seguirla applicandosi alla composizione che in lui oltre l'ispirazione iperomantica aveva corto respiro.
Per quanto mi riguarda, l'intera sua musica orchestrale può essere messa nella spazzatura senza rimpianti, ma non certo i suoi piccoli stuke per piano e i suoi lieder tra i quali uno dei cicli più valevoli della letteratura vocale romantica: 'Frauen liebe und leben' (se non erro su un abominevole testo di Chamisso), che mi fu donato da una donna ed ancora mi domando se con intenti allusivi. Lo squilibrio mentale era tara familiare, ma c'è chi sostiene che vi fosse una degenerazione luetica nel suo: non lo credo. S'innamorò di Clara da ragazzo e andò in tribunale contro il prof.Wieck per averla; ne fu sempre innamorato pazzo e a 43 anni finì in manicomio dopo un tentativo di suicidio. Anche volendo, quando avrebbe trovato il tempo di andare a puttane?
Tra i meriti di Robert c'è la fondazione della critica musicale europea, con una rivista che, credo, si pubblichi tuttora. Il suo massimo allievo e amico personale, tale Brahms, consolò Clara che era molto più vecchia di lui e divenne la sua musa, consigliera e critica: Brahms non si sposò, non so se per rispetto di Clara o di Robert.
IL CAMPO DI POLO DI GIARRE
Iersera TG1 Special: sbalordimento, a Giarre c'è un campo di polo!
Un'immane massa di cemento in disfacimento.
Quando andavo a Deauville, dalla finestra del bagno guardavo gli allenamenti di polo mentre mi radevo e qualche volta ci andavo. Luogo meraviglioso: era stato ricavato all'interno dell'anello dell'ippodromo della Touques, un'enorme spazio verde; nel lato meno importante c'erano sedie allineate, in quello importante una pedana di legno (mi pare a tre gradini) con un microscopico bar. Nessuna recinzione eccetto le assi di legno cui legare i cavalli. In quel luogo di assoluta semplicità andavano a giocare i rampolli delle famiglie più ricche del pianeta. A guardare l'orrore cementizio di Giarre si rimane costernati: chissà quanti miliardi buttati via solo per distruggere la natura! Povera Sicilia.
Un'immane massa di cemento in disfacimento.
Quando andavo a Deauville, dalla finestra del bagno guardavo gli allenamenti di polo mentre mi radevo e qualche volta ci andavo. Luogo meraviglioso: era stato ricavato all'interno dell'anello dell'ippodromo della Touques, un'enorme spazio verde; nel lato meno importante c'erano sedie allineate, in quello importante una pedana di legno (mi pare a tre gradini) con un microscopico bar. Nessuna recinzione eccetto le assi di legno cui legare i cavalli. In quel luogo di assoluta semplicità andavano a giocare i rampolli delle famiglie più ricche del pianeta. A guardare l'orrore cementizio di Giarre si rimane costernati: chissà quanti miliardi buttati via solo per distruggere la natura! Povera Sicilia.
L'ORIGINE DEL MONDO
E' noto che la cultura antica e quella popolare considerano l'arte illustrazione della natura; l'illuminismo andò oltre e ne vide la relazione con l'educazione. Platone escluse dalla repubblica i poeti perchè non promuovono la ragione e Rousseau chiedeva la chiusura dei teatri che eccitano i temperamenti peggiori. Cervelli tra i più celebrati pensarono che l'arte dovesse essere subordinata a qualcosa di pratico. In tempi molto più recenti abbiamo dato addosso al romanticismo per motivi molto simili a quelli di Platone, però esso ci ha lasciato la grande eredità dell'autonomia integrale dell'arte.
La prima conseguenza è l'abolizione della censura perchè essa, l'arte, non ha relazione con la materia che tratta: 'L'origine del mondo' di G.Courbet non è l'illustrazione ravvicinata dei genitali di una donna, ma altro...
La prima conseguenza è l'abolizione della censura perchè essa, l'arte, non ha relazione con la materia che tratta: 'L'origine del mondo' di G.Courbet non è l'illustrazione ravvicinata dei genitali di una donna, ma altro...
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