Dobbiamo un gallo ad Asclepio.

domenica 20 maggio 2012

IL CAMPO DI POLO DI GIARRE

Iersera TG1 Special: sbalordimento, a Giarre c'è un campo di polo!
Un'immane massa di cemento in disfacimento.
Quando andavo a Deauville, dalla finestra del bagno guardavo gli allenamenti di polo mentre mi radevo e qualche volta ci andavo. Luogo meraviglioso: era stato ricavato all'interno dell'anello dell'ippodromo della Touques, un'enorme spazio verde; nel lato meno importante c'erano sedie allineate,  in quello importante una pedana di legno (mi pare a tre gradini) con un microscopico bar. Nessuna recinzione eccetto le assi di legno cui legare i cavalli. In quel luogo di assoluta semplicità andavano a giocare i rampolli delle famiglie più ricche del pianeta. A guardare l'orrore cementizio di Giarre si rimane costernati: chissà quanti miliardi buttati via solo per distruggere la natura! Povera Sicilia.

L'ORIGINE DEL MONDO

E' noto che la cultura antica e quella popolare considerano l'arte illustrazione della natura; l'illuminismo andò oltre e ne vide la relazione con l'educazione. Platone escluse dalla repubblica i poeti perchè non promuovono la ragione e Rousseau chiedeva la chiusura dei teatri che eccitano i temperamenti peggiori. Cervelli tra i più celebrati pensarono che l'arte dovesse essere subordinata a qualcosa di pratico. In tempi molto più recenti abbiamo dato addosso al romanticismo per motivi molto simili a quelli di Platone, però esso ci ha lasciato la grande eredità dell'autonomia integrale dell'arte.
La prima conseguenza è l'abolizione della censura perchè essa, l'arte, non ha relazione con la materia che tratta: 'L'origine del mondo' di G.Courbet non è l'illustrazione ravvicinata dei genitali di una donna, ma altro...

LE NUGATINE ALL'OSSERVANZA

Passeggiamo tra gli stretti sentieri del giardino uno dei quali conduce alla piccola gettata sull'acqua. Mi racconta dell'Osservanza, troppo importante per tenerla da sola dopo la morte d'Alberto, con il parco in piena città; la vendette ad un petroliere il cui matrimonio franò proprio lì; la moglie, Alessandra, s'ingegnò di restarci riuscendovi in pieno (almeno finora), è un'appassionata di Estremo Oriente con villa a Balì dove passa regolarmente alcuni mesi ed ha pensato di organizzare un'attività di arredamenti e oggetti: il parco ne è completamente disseminato e la villa zeppa.
Ale è una persona generosa ed ha accolto in cantina un noto cuoco con famiglia (uno che tiene corsi in TV), che organizza di tanto in tanto banchetti per una clientela scelta. Per caso giunse lì un signore anziano che s'innamorò dei luoghi a prima vista, le raccontò di trovarsi in fase terminale di un cancro e le disse che gli sarebbe piaciuto morire lì. Detto fatto: restò. Era l'agente della celebre fabbrica di caramelle Nugatine (delizia della mia infanzia che ritenevo estinte), e le lasciò in eredità kg.70 di caramelle non incartate con le relative cartine a parte. Ora Alessandra passa il tempo ad incartare Nugatine per amici e clienti.

giovedì 17 maggio 2012

TRA NOI MASCHIETTI

Il telefono si mise a squillare alle 6,30, ci misi un pò a venir fuori dalla tenebra poichè non avevo previsto una sveglia tanto per tempo. Una voce biascicò in un francese grammaticalmente corretto ma di accento palermitano; non un 'allo', un 'pronto', un nome proprio. Mentre mi sbolliva la furia per il risveglio contronatura, a mano a mano che emergevo dal nulla, il cervello aveva analizzato per conto proprio fornendomi le indicazioni del caso. Non intendevo dargli la soddisfazione di fingere di non aver capito, gli dissi semplicemente . 'Fait-il beau à Palerme ?', non si diede per inteso fornendomi en-passant l'informazione e continuando imperterrito a rovesciare inezie nella cornetta, prima di comunicarmi che disponeva di due inviti ad un convegno di commercialisti a Siracusa. Cadevo dalle nuvole : ' Che ne diresti di accompagnarmi, così ci vediamo anche una tragedia ?' Quando mi si parla di Siracusa e di teatro greco le mie difese si abbassano, 'Si può fare' risposi cauto, 'benissimo, allora metti qualcosa in borsa perchè mi trovo al bar di S.Lucia vicino a casa tua, ho già i biglietti, prenotazioni per pranzi e cene e una notte in agriturismo.' Mi aveva avuto. Non è che fossi stupito se non della mia incauta cautela, quel tipo era fatto così: ti chiamava a mezzanotte invitandoti ad una festa alle fiaccole in un palazzo barocco della 'Vucciria' in cui sarebbe intervenuto un noto intellettuale  tedesco, oppure alle 4,30 per andare a prendere la prima copia del 'Giornale di Sicilia' calda di rotativa che ti sporcava le dita, per il piacere di leggere i necrologi prima di tutti, sbocconcellando un cornetto bollente di forno e sorseggiando un caffè antelucano del primo bar che alzava le saracinesche di fronte all'Orto Botanico'. Così mi ritrovai nella sua Punto bianca  con comandi speciali per andicappati, sull'A19, quel magnifico simildeserto tra il Tirreno e il Canale di Sicilia che adoro, stropicciandomi mentalmente le mani, perchè tutto mi tornava comodo, perfino l'appuntamento col marchese G., cultore di storia locale, il cui palazzo si trovava di fronte a quello senatorio: gli avevo chiesto una presentazione al Sindaco. L'amico mi raccontava di aver preparato un indirizzo di saluto ai Convegnisti che avrebbe letto; non è che mi capacitassi molto sapendo che non aveva nulla da vedere con i commercialisti, ma la cosa non mi riguardava, ero soddisfatto di aver risolto al meglio il mio problema siracusano, mentre il marchese mi dava conferma di potermi ricevere alle 16, l'amico cercava di curiosare con chi parlassi ed io lo eludevo brillantemente. Appena fummo sulla piazza col singolare duomo mezzo greco e mezzo cristiano, il mio amico iniziò una discussione col vigile a proposito del parcheggio che era vietato, poichè lo scambio diveniva concitato lui indicò l'emblema sul parabrezza e tirò anche fuori il tesserino e l'auto restò lì. Giungemmo all'ascensore del palazzo comunale che era fuori servizio, si trattava di fare un piano assai comodo: neanche per idea, andò in portineria e chiese gli fosse aperto l'ascensore riservato al sindaco e poichè non si poteva si mise a braccia conserte e disse che lo portassero al piano su una sedia a braccia (non mancò di esibire il tesserino): l'ascensore venne aperto ed entrammo nella sala consiliare dove i lavori della mattinata erano alle ultime battute; si recò immediatamente al tavolo della presidenza con i fogli della sua orazione e parlottò col Presidente cui lasciò il documento, notai che quello sfogliava 4 o 5 pagine perplesso. Mi disse che avrebbe fatto il suo intervento tra poco. La seduta fu tolta e lui tornò dal Presidente confabulando più a lungo del necessario, mi disse che il suo saluto sarebbe stato letto a inizio lavori del pomeriggio, capii che se lo volevano levare di torno senza offenderlo, infatti disse che il Presidente lo aveva molto ringraziato per il suo cortese indirizzo cui aveva dato una sbirciatina. Era prevista una colazione in prossimità della piazza, quando arrivammo  gran parte dei convegnisti era andata via, non fu memorabile e pagammo. Alle 16 gli dissi  che mi sarei assentato per un'oretta  mentre lui sarebbe andato al convegno per leggere il suo 'saluto', lo avrei raggiunto. Il palazzo era imponente, alcuni dei locali a pianoterra erano locati ad un partito di estrema destra e lo trovai del tutto naturale. La famiglia discendeva da un cavaliere gerosolimitano, da un gran Cancelliere dell'Ordine  e vescovo di Malta, da un marchese ministro della guerra, maresciallo di campo,gentiluomo di camera, cavaliere di S.Gennaro e di altri ordini equestri, illustre letterato e poeta, insigne traduttore di Grazio Fiacco, delle satire di Persio e Giovenale, nonchè dei Doveri di Marco Tullio. Un Alfio ottenne il titolo di 'don' nel 1622, un Tommaso proconservatore di Siracusa, 1655, un Francesco Mario giurato di Siracusa, 1663, Giuseppe Capitano Giustiziere ,1703 e senatore 1709, Francesco Mario giurato nobile,1744 e senatore nel '30, Filippo nel 1797 ottenne l'ambito titolo di marchese ; latinista e poeta distinto, raggiunse perfino il privilegio di cittadino palermitano nel 1832: che altro ! Passavo in rassegna tanta gloria mentre marcavo i gradini dello scalone d'onore. Venne ad aprirmi un maggiordomo dal sopracciglio inarcato :' Il marchese l'attende nello studio' e mi guidò per una fuga  di anticamere, camere, sale, salotti, saloni e boudoir in marmo, colonne e affreschi di scene mitologiche, battaglie, cacce, festoni e santi in gloria. Tutti questi ambienti, nessuno escluso, erano rigorosamente vuoti : non un mobile e neanche una sedia, non un tappeto; i nostri passi echeggiarono indiscretamente  fino ad una parete : ero sbalordito, l'uomo con ampio gesto teatrale la indicò spingendo quella che mi accorsi essere una porticina di servizio dissimulata nella decorazione ; si aprì un vano ed entrai da solo nello sgabuzzino che sarà stato profondo non più di un metro e mezzo, ma si estendeva per circa quattro; nella parete opposta  era stato sistemato un lungo ripiano che fungeva da scrivania, supporto del computer ed era disseminato di libri e carte. Ci salutammo amabilmente e mi indicò uno sgabello; stava redigendo la storia di una nota famiglia di guitti  locali ormai estinta da tempo conosciuti per la loro villa che avevano edificato nella Latomia Paradiso che era stata adibita ad albergo nel' 800, di cui si era parlato in occasione di un soggiorno di Churchill negli anni 1950 senza parlare dei danni che vi avevano apportato due ragazzini miei ospiti a metà degli anni 1970, quando si trovava in uno stato di totale decadenza, tale che la nostra tovaglia lussuosamente ricamata era piena di buchi e quelli si divertirono ad allargarli il più possibile e dato che il personale scarseggiava ed il gioco era delizioso passarono agli altri tavoli sbrindellandoli completamente.  Convenuto l'incontro col Sindaco mi accommiatai facendo i migliori auguri per la fatica in corso. Tornato al convegno chiesi al mio amico del suo 'saluto' : 'no, sarà letto dal presidente alla chiusura'. Il convegno si chiuse e il volto del mio amico si oscurò completamente; andammo a sederci al bar ed ebbe inizio una contestazione col cameriere, ma mi raccontò di aver litigato con un altro vigile per l'auto; era tanto accigliato che cominciò a proferire insulti a vari indirizzi utilizzando parti genitali e virtù discutibili in ipotesi del genere femminile. Lo aveva già fatto altre volte, e gli dissi di smettere perchè non ero uso a quel linguaggio. Mi rispose che il Presidente era un farabutto, lo aveva preso in giro e non possedeva un minimo di creanza; gli uscirono di bocca valanghe di vituperi e ingiurie; gli dissi che ne avevo abbastanza, che la smettesse e fu stupito dal mio tono gelido: ' Ma io credevo che tra noi maschietti ...', precisai in tono tagliente di non appartenere a quel genere di maschietti, gli feci il viso delle armi e si ammutolì. Come era sua abitudine cambiò discorso, si fece allegro e mi comunicò che il programma comprendeva una cena in un luogo molto panoramico dopo teatro. Così ci avviammo e lui alla barriera pretendeva di passare con l'auto fino alla cavea, a questo scopo indicò il parabrezza; non se ne parlava; poichè la cosa non si risolveva mi consegnò un biglietto e mi disse di andare a sedermi, sarebbe arrivato dopo aver telefonato al suo ente. Arrivò un quarto d'ora dopo in barella, non mi stupii, ma i Convegnisti, nel cui settore ci trovavamo, e che lo avevano riconosciuto dalle affabulzioni col Presidente cominciarono a parlottare. Le esibizioni del mio amico erano più ingombranti dell'intera opera di Sofocle, sicchè col pensiero continuamente teso alle sue imprevedibilità, escandescenze e stranezze non riuscii a seguire la rappresentazione che mi passò davanti come la corrente di un ruscello senza lasciare traccia. Alle 21 circa eravamo al molo dove un motoscafo attendeva per trasportarci al ristorante  situato sul promontorio dalla parte opposta del porto grande, effettivamente una posizione magnifica dalle sue luci, in una serata piacevolissima di giugno, disseminata di luminarie. A bordo i Convegnisti in abiti eleganti (le signore erano passate dal parrucchiere) si misero a cantare in coro il repertorio delle canzoni degli ultimi 30 anni; noi non legavamo con nessuno, non conoscevamo nessuno, stavamo in disparte; non avevo avuto la più lontana idea che egli mi avrebbe portato tra gente che mi avrebbe percepito come sgradevole; una simile eventualità era estranea al mio carattere alle mie attitudini sociali, mentre a lui non importava nulla eccettuata la concentrazione su se stesso. Atterrammo sulla sabbia e non fu difficile individuare tra canne e tamarischi la scaletta in cima alla quale fui accolto da una deliziosa creatura smagliante coperta di soli veli e di un sorriso ammaliante: le feci i complimenti del caso, assai graditi. Andammo a sederci ad un tavolo per  10 o 12 persone ma poco dopo qualcuno ci chiese di lasciarlo essendo già preso da un gruppo di convegnisti; finì che ebbimo un tavolo da soli, ma dopo qualche minuto  il mio accompagnatore decise di spostarsi, scegliendone un'altro che si trovava a ridosso delle cucine e sull'orlo della scarpata buia, vidi che roteava gli occhi come una belva in cerca di una preda  mentre ero preoccupato dal continuo acciottolio  delle stoviglie, da porte a molla che sbattevano, andirivieni di camerieri, ordini e bestemmie, sguatteri che gettavano rifiuti nei contenitori accanto a noi ; ero troppo angustiato per fare la più piccola osservazione che mi avrebbe condotto chissà dove e mi giungevano alle narici gli effluvi maleodoranti della cucine, della rigovernatura. Poi improvvisamente una bambina di 4 o 5 anni arrivò dal tavolo vicino, tornò dai suoi giovani genitori, ritornò mostrandomi un giocattolo, facendomi un discorso che non riuscii a capire, perchè in realtà non parlava con me, mi voleva solo a testimone della sua  ragionevole esistenza; alla fine decise che il nostro tavolo era più interessante del suo e si accomodò decisa e dopo un pò arrivò la mamma scusandosi per l'invasione e poichè era carina la invitai a sedersi. Intanto il mio amico si era allontanato e si aggirava inquieto tra i tavoli, lei incurante mi disse di essere argentina, era passata per turismo ed era rimasta per sposare un gioielliere del luogo di cui vendeva le creazioni in una boutique del centro, abbassava la voce come dicesse cose che era meglio il marito non udisse, ma mi accorsi che era sparito; non riuscivo a concentrarmi su di lei che continuava a parlare dandomi appuntamento per l'indomani al negozio, sentii delle voci e mi resi conto che il mio amico stava parlando a voce alta al tavolo del Presidente, infine urlò : 'Ti rompo il culo' sul collo delle signore ingioiellate, ben vestite e profumate che sussurravano; nessuno si diede per inteso, lo ignorarono anche se, plausibilmente, erano un pò intimoriti, mentre guardavo la scena l'argentina mi salutò frettolosamente e si eclissò con la sua bimba, non era arrivata a darmi l'indirizzo, non la vidi più. Il mio conoscente (lo avevo degradato sul campo), doveva sentirsi appagato perchè tornò assentendo col capo a se stesso, era torvo e mi informò che aveva deciso di andarsene, avrebbe telefonato ad un motoscafo. Gli dissi che facesse come preferiva, io sarei tornato come ero venuto, rinunciò; mi dava fastidio di essergli assimilato, ero furibondo di non potermene liberare. Ricorsi, dunque, ad un mio vecchio trucco in simili contingenze: uscire fuori dalla situazione reale e pensare ad altro; stavo in una magnifica baia, in una notte di stelle di prima estate ed avevo rivisto quell'incantevole ragazza svolazzante nei suoi veli rivolgermi uno sguardo condiscendente, ma il punto non era quello, dunque, mi rivolsi a Tucidide, alla relazione da lui fatta ne ' La guerra del Peloponneso' della battaglia navale tra la flotta ateniese e quella siracusana nello specchio d'acqua antistante, nell'estate del 414 a.C. : i Siracusani avevano 80 triremi, si sentivano militarmente inferiori, ma possedevano rematori e timonieri di prim'ordine. Non so quale loro stratego si sia inventata l'idea di munire le prue di una trave appuntita, tutto era affidato alla perfetta conoscenza di ogni angolo del porto, all'abilità del timoniere e alla prontezza e potenza dei rematori. Gli Ateniesi furono colti di sorpresa quando un numero rilevanti delle loro navi colò a picco con la fiancata sfondata dal rostro invisibile che era stato collocato a pelo d'acqua: fu una catastrofe imprevista per Atene e la responsabilità era di Alcibiade, l'allievo di Socrate che aveva propugnato l'impresa e non si era arrestato neanche ai cattivi auspici della profanazione delle Erme avvenuta poco prima della partenza della spedizione. Da quel momento le sorti di Atene periclitarono e Sparta diede la spallata finale spodestando la potenza egemone del mar Egeo. Giunsi alla scaletta dove la ragazza mi aspettava, le dissi qualcosa di carino e le promisi che sarei tornato per uscire con lei, annuì seria ed io discesi. Non ebbi più voglia di parlare al mio compagno che avevo ormai degradato (in tali decisioni sono irremovibile), era tardissimo e dovevamo raggiungere il nostro riparo notturno, fuori città in un entroterra ignoto, sulla base di informazioni telefoniche; dopo aver traversato villaggi e fatto altre telefonate ci inerpicammo per le colline, stradine disagevoli, sfossate e sassose, zone boschive di pietraie e conigli che ci balzavano incontro con baleni di occhi arancione; il mio compagno aveva recuperato il buon umore e tentò di accopparne un paio sprezzando il pericolo della strada che da un lato strapiombava nella falesia . Erano le tre del mattino e alle quattro e mezzo avvistammo le luci e guadagnammo il parcheggio; tutto vi era lindo, ordinato e ben illuminato; una giovane donna uscì dall'edificio centrale venendoci incontro, ero stupito da tanta accoglienza a quell'ora, ma si trattava di una cliente scesa a cercare qualcosa nell'auto, all' orizzonte si indovinava il primo baluginare e il mio compagno l'abbordò immediatamente; la giovane era la compagna di un regista cinematografico, indicò la finestra accesa al secondo piano , il mio ex-amico mi ingiunse : 'tu vai a dormire', intendendo che avrebbe avuto un seguito con la donna che non sembrava aver sonno nè fretta di tornare a fianco del dormiente del secondo piano. Fui ben lieto di augurare buonanotte  o giorno che fosse, mentre sbadigliando annaspavo verso un sospirato giaciglio di qualsiasi genere e tuttavia non potei impedirmi il ricordo di una frase della moglie del mio accompagnatore proferita in occasione di una delle sue improvvide uscite di seduttore di basso rango :'...da molto tempo non è più in grado di fare niente'. In tarda mattinata familiarizzai con la studentessa che teneva il bar, parlando di letteratura francese, era carina e le promisi in totale malafede che sarei tornato a trovarla, intanto pensavo che a Siracusa spira un'evidente brezza afrodisiaca. Il rientro avvenne in silenzio assoluto, perchè lasciai regolarmente cadere qualsiasi osservazione del pilota, nè mi offrii di sostituirlo: si rese conto di avermela combinata grossa, infatti qualche tempo dopo mi chiamò in italiano declinando le sue generalità, per scusarsi. In seguito ricevetti una o due telefonate in francese demotico e anonimo, ma aveva perso ogni potere, non ne seppi più nulla eccetto da amici che mi dissero che i biglietti di quell'invito appartenevano a sua figlia, commercialista e con amici nel gruppo dei Convegnisti..

domenica 6 maggio 2012

HIGHGATE

L'opinione comune sui britannici eccentrici non tiene conto di un italiano persuaso che il monumento più bello di London sia la vecchia centrale elettrica a quadruplice camino di Battersea. E' precisamente da lì( poichè ci abitavo nelle casette dei ferrovieri) che dovetti sorbirmi una traversata d'un ora sul sellino posteriore della vespa di Sarah. Un venticello gelido mi raspava le gote,una pioggerellina primaverile sottile e imperturbabile,una luce grigiastra che equivaleva al mio febbraio sud-mediterraneo. Il cimitero è diviso in due parti : ad Ovest (come sempre ) i ricchi ed a Est (nell'identico modo terreno) gli altri. Sulla strda di accesso i due guardiani stavano giocando al pallone poichè non passa nesssuno ; parcheggiammo a debita distanza per non disturbare la partita . e questo fu l'unico segno di democraticità e solidarietà offertomi dal luogo.  Nel fradiciume di foglie in cui i miei piedi e malleoli affondarono,si intricarono e furono avviluppati,visto che avevamo scelto il lato meno favorito,mi affiorò la poesia del comico Totò dal titolo 'La livella' : quale illusione,pover'uomo,gli fece pensare che la morte potesse essere democratica,forse non era stato ad Highgate ? Con tutto il suo peso terreno di lapidi,erme,cappelle che sanzionano duramente le differenze,con la statuaria tra preraffaelita e art-nouveau ? Sulle isole britanniche ogni cosa sottolinea il principio che l'idea stessa di democrazia sia inconcludente. Attraverso vialetti fradici e abbandonati,privi di indicazioni,giunsi alla tomba di Karl Marx per intuizione : un'erma massiccia e pesante,più alta di due metri su cui poggiava la tesata quasi priva di tronco ;la posizione del monumento è del tutto incongrua,sembra poggiata temporaneamente dopo un trasloco sul bordo del vialetto sfossato dai rigagnoli,come se da un momento all'altro debba sopraggiungere la gru che andrà a collocarla  nella sua posizione definitiva e degna.Il suo viso era atteggiato ad un cruccio doloroso; sulla base notai inciso qualcosa  a proposito della nobildonna tedesca che lo aveva sposato. Era evidente e palese che nessuno si curava di questa 'cosa', stava lì e basta (pensai alla tomba di Dalida a Montemartre letteralmente sommersa di mazzi di fiori freschi ogni mattina). Ebbi un moto di rabbia misto a pietà e  deve essermi affiorata una lacrima all'angolo delle palpebre perchè la sentii e la repressi virilmente : si trattava del massimo pensatore politico del mondo moderno. Mi confortò il pensiero di essermi preventivamente vendicato anni prima al père Lachaise dove mi ero espressamente recato alla cappella di Adolphe Thiers ,un padiglione,una villa di vacanza, per sputare nelle prossimità senza farmi cogliere, ricordando ciò che Marx aveva scritto dell' 'infame nano' (sono sempre quelli) nel suo libro sulla Commune de Paris cui aveva partecipato. Thiers aveva posseduto il più delizioso hotel particulier,nella più deliziosa piazzetta parigina che si possa immaginare (esclusa la Furstenberg) ; per un certo periodo ci passavo ogni giorno per prendere il metro. Basta, non volli pensarci più. Sapevo che tra i disgraziati giaceva da qualche parte li dentro,la mia amata George Eliot ed andai in cerca dell'altra semiirreperibile e abbandonata su un sentieruccio da capre ; ci voleve un grande amore dei morti come il mio (w Foscolo),sia per cercarla che per trovarla.

lunedì 23 aprile 2012

RUDIMENTI DI ECONOMIA 3.

Lo sviluppo economico si svolge intorno a varianti sociali imprevedibili e determinanti sia nel bene che nel male. Intenderne il meccanismo comporta innanzitutto stabilire demarcazioni tra periodi ben definiti da cambiamenti. Per l'economia moderna torna utile una data facile intorno a cui ruotano varie mutazioni decisive : il 1789. Le ragioni sono facili ; verso il 1780 viene inventata la macchina a vapore ed ha inizio la meccamizzazione,cioè un aumento spropositato della produzione e un rapido accumulo di capitali da parte borghese. Intorno agli inizi del XIX° sec. viene interpretata la sintesi clorofilliana e l'alimentazione delle piante,la chimica tedesca crea i fertilizzanti sintetici. L'ultima rivoluzione del mondo antico era stata determinata dalla carestia (come tutte le precedenti) ; il XIX° sec. provoca anche una rivoluzione agricola,sconfigge la carestia e determina la nascita del movimento operaio a causa delle masse impiegate nelle manifatture mentre prima c'erano gruppetti di lavoranti presso un artigiano organizzato in una corporazione potentissima. L'idea medievale del basso salario applicata alla manifattura industriale determina la nascita del sindacato nel 1824 in Inghilterra ,Paese iniziale dell'industrializzazione. Ma il Paese più importante del continente è la Francia anche per il suo sistema agricolo imponente,quando nel 1848,dopo una serie di rivoluzioni politiche a sfondo democratico prende il potere Luigi Napoleone : il Paese in effetti è ormai borghese poichè la ricchezza vi è prodotta essenzialmente dall'industria e dal commercio,dunque,l'impero è completamente antistorico e si viene a scontrare con la rivoluzione militare germanica guidata dalla Prussia che ha un approccio completamente diverso alla modernizzazione. Nel settembre 1870 la Francia viene occupata e l'impero cade,essa viene costretta a cedere Alsazia e Lorena e a pagare un enorme risarcimento in oro ; questo evento determinerà tutta la successiva politica europea e si chiuderà solo nel 1945. Ma ai fini di questa nota ciò che importa è che nel loro farsi questi fatti determinarono la prima crisi economica dell'età moderna nel quadro seguente : la meccanizzazione  aveva provocato un enorme aumento di produzione (in rapporto a quella artigianale),ma la mentalità degli artigiani trasformatisi in imprenditori era quella di prima e cioè : salari i più bassi possibili ;questa incapacità di rendersi conto dello strumento che avevano in mano determinò nel giro di pochi anni una superproduzione cui si aggiunse anche una crisi degli scambi internazionali a causa del sistema dei pagamenti basato sul gold-exchange cioè sulla perfetta eqivalenza  tra riserve auree e banconote :poichè la quantità d'oro disponibile era limitata e la quantità di banconote dipendeva da essa ; questo sistema validissimo quando la produzione era limitata non poteva funzionare di fronte ad una produzione centuplicata. Conclusione : nel 1873 si detrminò la prima crisi economica del mondo industrializzato : i magazzini erano stracolmi,perchè i salari non permettevano l'acquisto,le manifatture iniziarono i licenziamenti,la produzione agricola restò invenduta,una grossa banca americana fallì,fallirono le imprese e i prezzi crollarono.La situazione si protrasse fino al 1895. Al sindacato  il padronato aveva risposto con l'intervento dell'esercito contro i moti di piazza ; le Potenze si volsero al colonialismo e nacquero una serie di guerre. Intanto gli industriali avevano capito come reagire alla crisi : si allearono in cartelli e monopoli per controllare i prezzi e fare le serrate in funzione antisindacale.L'episodio di Sacco e Vanzetti rientra nel criterio della risposta brutale del padronato agli scioperi,così come l'0rrido episodio di Bava Beccaris che determinò l'attentato contro Umberto I°. Nel 1898 Pellizza da Volpedo dipingeva 'Il quarto Stato''. La crisi si risolse nel 1914  con la guerra ed il cambiamento di tutti gli assetti,ma solo per i seguenti venti anni poi tutto sarebbe ricominciato come prima. Adesso è necessaria una profonda ed accurata analisi per evitare che lEuropa si autodistrugga completamente.

mercoledì 4 aprile 2012

MOLTO RUMORE PER NULLA ?

A fine agosto 1973 salii su un treno alla Gare du Nord (avevo dimenticato il passaporto rue Monnier, tanto pregustavo mentalmente  'L'Agneau Mystique' che sarei andato a vedere a Gand, il primo dipinto in cui si rilevano le ombre).  Fu un'esperienza importante anche per lo stupore del disprezzo tributato a Michelangelo dai Fiamminghi, ma si tratta di un'altra storia. Tutto avrei potuto immaginare, mentre costatavo che avrei potuto rimettere il mio vecchio Omega a corda sulla puntualità dei treni belgi, tranne che la repentina decisione di andare anche ad Amsterdam, avrebbe finito per rivelarmi ciò che passò per la testa a Rembrandt  dipingendo la ' Ronda di notte '. Infatti andò a finire così contro ogni aspettativa, perchè i Paesi Bassi vivevano un momento di 'licenza-calvinista', le frontiere erano ufficiosamente aperte ai visitatori simpatici una decade prima del trattato di Schengen, lo spinello era generalizzato tra la gioventù, le prostitute in vetrina in piena decadenza prevalendo la promiscuità, i centri di Scientology prosperavano e ad Utrecht nel tea-room di una torre panoramica, costatai che i pittori fiamminghi non s'inventavano quei magnifici cieli tempestosi, semplicemente li riproducevano; qualche rigorosa stranezza  protestante la rimarcai solo in un caffè dove rifiutarono di servirmi una birra se non mi fossi spostato tre tavoli più in là perchè dov'ero non c'era verso. Entrai da una porticina nella saletta di cui la tela occupava nei due sensi l'intera parete di fronte e, poichè era chiaro che non sarebbe mai potuta entrarvi, conclusi che al Rijsk avevano deciso di costruire la camera intorno alla tela che risultava già accorciata di m.1,50 per lato e ridotta di poco anche in altezza per adattarla alla sala del municipio che l'aveva ospitata per secoli e che non penso fosse la sua destinazione originaria. Ne feci un esame accurato, effettivamente l'idea che mi ero fatto dalle riproduzioni, che qualche personaggio rischiarasse la scena con una lanterna a braccio alzato, era falsa; il fondo risultava quasi nero; l'insieme con vessilli, picche imbracciate in varie direzioni, quella tenuta orizzontalmente dal personaggio più illuminato della compagnia, nonchè l'abito nero dell'altro in primo piano e poi l'accozzaglia eteroclita... ; c'era qualcosa di familiare, ero un pò interdetto, e la mia compagna, annoiata dalla mia lentezza, pensò bene di andarsene per i fatti suoi. Mezz'ora dopo ero ancora lì arrovellandomi nel pensiero di aver partecipato a quella scena; come una postmonizione di un tempo anteriore imprecisato nel dove e nel quando. Prevalse la stanchezza e il dovere di recuperare chi mi accompagnava, così fui distolto. Poi Paris, e infine l'Italia. Ma il tarlo rimase rodendo per conto suo. Un certo giorno seppi che il quadro era stato ripulito  dalle vernici ossidate che lo proteggevano e dal nerofumo accumulato dai doppieri della sala consiliare, e che in questo era affiorata dal fondo la facciata di una chiesa ; il fatto straordinario era (per me) che essa  avesse uno stile italiano che nei Paesi Bassi non è familiare e neanche doveva esserlo nel 1642 : laggiù prevale il gotico locale di discendenza germanica. Probabilmente questa novità  assieme a quelle rilevate sul posto mi rischiarò la mente : ' Venite quì, compare Carbone ' e ' ...portate voi la lanterna...' , '...che non vi rubino le picche...' , '...sediamoci quì sul banco alla porta della chiesa...'. Tutta la scena del dipinto è una chiassata, gente che spara, rullare di tamburo, accozzo di armigeri e cittadini, qualche nano tra cui una luminosa in giallo che porta un pollo spennato alla cintola. Tanto rumore, molto rumore, molto rumore per cosa ? L'evidenza ora si presentava irrefutabile : Rembrandt aveva riprodotto la scena III° dell'atto III° di quel complesso capolavoro che è la commedia di Shakespeare ambientata a Messina e ciò innanzitutto spiega l'incongruenza della facciata che fa da sfondo all'opera. Questa interpretazione della RONDA' mi appartiene come anche quella che riguarda la commedia stessa e il suo autore. Poggio tutto su un contesto più complesso di quello puramente figurativo. Intanto il restauro indusse i critici a sostenere che il titolo dato al dipinto era sbagliato poichè la ripulitura aveva eliminato la notte. Per me questa idea era errata. La commissione era stata data dalla gilda della milizia locale non si sa se con intento autocelebrativo o più ampio, ma è chiaro che il pittore pensò senzaltro a qualcosa di più importante senza venir meno al mandato. Sostenere che la scena sia diurna è infondatissimo perchè l'illuminazione è assai specifica proveniendo da destra (dall'interno del dipinto) e da non molto in alto, in modo tale da non illuminare la chiesa ma solo singoli personaggi ed anche in modo violentissimo e lasciandone altri in ombra; tale sorgente di luce non può essere naturale essendo quella diffusa e non concentrata ; s'indovina, pertanto, che il pittore potrebbe aver dipinto alcuni personaggi  in luce meridiana (guardia in giallo, il busto di Carbone, ossia il capitano Cocq, la mano che carica il moschetto, la nana, la gorgera a nido d'ape, il viso del penultimo personaggio a destra e qualcosaltro ) tale illuminazione è incoerente con quella degli altri personaggi che sembrano dipinti in luce notturna; anche se tutti i nomi dei presenti sono iscritti nel cartiglio dello stemma sul muro della chiesa, ciò non ostacola la mia interpretazione. La compagnia ha un movimento in avanti con l'eccezione della guardia in giallo che guarda alla sua destra (cioè verso la luce) e ciò ben si accorda con la mia tesi come dirò. Per conto mio l'illuminazione è simbolica: se il personaggio in giallo (il capo) guarda verso la luce e se il gruppo è l'allegoria delle Provincie Unite, allora io sostengo che la luce viene dall'Inghilterra e la sua inclinazione me lo conferma. L'epoca in cui il pittore decide di trasformare la gilda della Milizia  nella metafora del popolo dei Paesi Bassi è di molto posteriore agli avvenimenti che Shakespeare a sua volta traveste nella commedia e che le sono precedenti di circa un quarto di secolo. Quì devo concentrarmi sul drammaturgo per rendere chiara la mia interpretazione. Ritengo che un certo livello di mistero permanga sulle realtà che lo riguardano. Mi sono recato nella chiesa della Santa Trinità a Stratford; sul pavimento a sinistra dell'altare maggiore una pietra tombale (l'altra riguarda la moglie), accanto, sulla parete di sinistra  un cenotafio consistente in un busto di modesta fattura e dimensioni, in marmo colorato con alle spalle due piccole teche recenti contenenti le pagine dei registri di nascita e morte (segno che anche al suo Paese hanno dubbi); in centro la casa paterna è un edificio rustico ancorchè comodo : borghesucci di paese. Non c'è nulla a Stratford che alluda alla grandezza del massimo drammaturgo di tutti i tempi. Ciò che è noto della vita di quest'uomo è altrettanto modesto: fino al 1582 restò in paese, poi sette anni di vuoto. Nel 1592 qualche documento parla dei suoi successi teatrali a Londra. La famiglia, però, resta al paese. Qualcuno racconta che avrebbe cominciato col badare ai cavalli degli spettatori di un teatro, per diventare poco a poco un attore; avrebbe provocato gelosie; nel'94 entrò nella compagnia  'The lord Chamberlain's Men' . Nel '96 muore il figlio Hamnet (Amleto?) sepolto al paese, nel '97 acquista una residenza al paese. Nel '98 un tal Mere, a Londra, lo loda e cita alcuni drammi. Nel 1611 lascia Londra definitivamente  dopo averla frequentata saltuariamente 20/25 anni . Ora, è difficile ad un provinciale vissuto in tutto 52 anni nella sua cultura paesana, foggiarsi una lingua che avrebbe influenzato quella nazionale, stare al centro di movimenti letterari alla moda come l'eufuismo, facendo l'attore dopo aver fatto lo stalliere. Tuttavia queste non sono neanche le osservazioni più trancianti; lo è, invece, l'impressionante consapevolezza dei fatti politici europei che traspare dai drammi e ancor di più il loro uso a fini mediatici, l'obiettivo dell'ottenimento del consenso  popolare alla politica internazionale elisabettiana, la competenza in letteratura italiana come fosse stato baccelliere ad Oxford. Così si entra nel nocciolo di ' Much Ado ': la storia si svolge a Messina da dove si trova a passare don Giovanni, fratello del principe don Pedro d'Aragona, che torna dalla guerra; egli è geloso del principe e decide di metterlo in cattiva luce di fronte alla corte facendo fallire con una diffamazione il matrimonio che quello ha curato e determinato in favore di un cortigiano; diffusasi la notiza della calunnia viene organizzata la 'Ronda di notte', una cosa strampalatissima, eccentrica, scoppiettante di doppi sensi ed equivoci, un affare surreale vero capolavoro teatrale che negando a se stessa ogni pur minima plausibilità riesce perfettamente nell'intento di catturare gli esecutori della calunnia e dimostrando il complotto riunisce i promessi mentre don Giovanni fugge. Fin qui la trama teatrale (il cui genere di intreccio era già noto al teatro romano), ma dietro di essa c'è una realtà storica che l'autore travisa a malapena per quel tanto che la si intenda perfettamente: infatti nel 1571 don Giovanni d'Austria, fratello bastardo di Filippo II° di Spagna, passa da Messina, al ritorno  vittorioso dalla battaglia di Lepanto in cui ha sbaragliato la flotta turca determinando una svolta storica per l'Europa, con l'ammiraglio Marcantonio Colonna capitano-generale della flotta ponticifia (e mi risulta: con qualche marinaio cefaludese ). La città di Messina in quell'occasione gli dedicò la statua che si trova tuttora nella locale piazza Lepanto. Storica è la rivalità di Filippo II° con il bastardo che Carlo V°aveva avuto da una borghese e che gli aveva raccomandato prima di morire dopo averlo riconosciuto. Don Giovanni si distinse in varie imprese militari per conto del fratello e riportò il citato trionfo mondiale. Quest'impresa preoccupò molto Filippo circa le mire che avrebbe potuto nutrire il bastado diventato eroe europeo, per controllarlo lo nominò governatore proprio dei Paesi Bassi nel 1576; quello accettò a patto che gli fosse consentito di sposare Maria I° di Scozia (prigioniera di Elisabetta, fatta decapitare nell''87) invadendo il Paese. Filippo fu terrorizzato perchè se il bastardo fosse riuscito il suo trono sarebbe stato in pericolo; sta di fatto che don Giovanni morì a 31 anni era di buona salute e tutti pensarono al veleno (oggi riposa all'Escorial con la famiglia). Mi pare dimostrato che Shakespeare faceva politica internazionale: le relazioni tempestose tra Inghilterra e Spagna passavano anche dai Paesi Bassi . Carlo V° era un Asburgo figlio di Giovanna la pazza: principe dei Paesi Bassi, re di Spagna e imperatore (nel suo regno non tramontava mai il sole), erano i tempi in cui l'Inghilterra cercava di diventare un potenza a spese della Spagna (il corsaro Drake aggrediva i galeoni, che portavano l'oro americano, per conto di Elisabetta). Carlo conquistò le tre ultime province ottenendo l'unificazione olandese nel 1548; ne centralizzò l'amministrazione (mentre vi si diffondeva il calvinismo che non ostacolò). Il figlio Filippo, cattolico intransigente, vi introdusse l'Inquisizione e diede inizio ad un pesante sfruttamento che provocò forte malumore e si trasformò in rivoluzione dei proletari calvinisti nel 1566 che attaccarono monasteri e chiese (ecco lo sfondo della chiesa nella Ronda). Assegnato il governatorato al duca d'Alba costui istaurò il terrore e determinò la coagulazione della resistenza intorno agli Orange-Nassau (che regnano tuttora); i rivoltosi, definiti 'pezzenti' degli Spagnoli (ecco perchè tanto parlare di moda nella commedia, visto che gli Spagnoli ne erano fanatici), riportarono alcune vittorie  nel 1577 appoggiati (guarda caso ) dai corsari inglesi; gli spagnoli risposero con saccheggi e violenze, ma le forze di Guglielmo d'Orange (che era destinato a diventare re d'Inghilterra) penetrarono dalla Germania ed alla fine si giunse ad un pacificazione in cui venne riconosciuta agli Olandesi un'assemblea legislativa mentre le truppe spagnole furono ritirate. Ai tempi di Rembrandt la vertenza non era ancora chiusa ed è chiaro il motivo di riferimento a quegli avvenimenti e alla visualizzazione della commedia di Shakespeare la cui scena centrale e corale contiene in nuce l'argomento che stava a cuore agli Olandesi per i quali l'alleanza britannica era essenziale per l'indipendenza mentre per gli inglesi era importnte scrivere una commedia contro la Spagna che era destinata ad essere scalzata da loro anche attraverso la rivoluzione dei Paesi Bassi. Nel 1588 (se non ricordo male) la Spagna invierà l'Invincibile Armada contro l'Inghilterra e sarà la catastrofe da cui inizierà il declino di quel Paese. In tutto questo bailamme non esiste spiegazione per cui il piccolo provinciale di Stratford dovesse occuparsi della politica internazionale del suo Paese usandola a fini di propaganda e consenso. L'unica spiegazione possibile è che Shakespeare fosse il prestanome di grossissimi personaggi di corte, ed in realtà risulta che fosse stato protetto dal 3° conte di Southampton (cui dedicò due poemi di successo). Nel 1601 il conte fu coinvolto nella congiura di Essex (amante della regina), per la quale furono entrambi condannati a morte.  Non è difficile intuire chi imbeccase il drammaturgo, nè è difficile capire perchè abbia abbandonato la capitale definitivamente a 47 anni nel pieno della carriera.