Dobbiamo un gallo ad Asclepio.
sabato 10 marzo 2012
IL PROCURATORE IACOVIELLO CHIEDE LA CASSAZIONE DELLA SENTENZA
' IL CONCORSO ESTERNO E' ORMAI DIVENTATO UN REATO AUTONOMO,UN REATO INDEFINITO AL QUALE ORMAI NON CI CREDE PIU' NESSUNO'. Dichiarazione che unisce perentorietà e inevitabilità al di là di ogni ragionevole dubbio la cui assenza è, però, uno dei motivi della sua formulazione. E' stata fatta dal proc. Iacoviello ai Giudici del processo per Cassazione, Dell'Utri . Data la sede essa ha un'importanza smisurata innanzitutto perchè il principio del 'ragionevole dubbio' viene contradetto in termini. L'intera espressione del pensiero del Procuratore presenta aspetti oscurissimi. L'aggettivo AUTONOMO si riferisce esclusivamente a ciò che è in grado di reggersi da sè (la persona lo è per antonomasia,se non lo è viene dichiarata incapace ). Il Procuratore dichiara che quel reato è anche INDEFINITO ma se lo fosse gli mancherebbe la ratio per essere AUTONOMO. Si da il caso che sulla base delle sue stesse affermazioni contraddittorie il Procuratore concluda che a quel reato non ci creda più nessuno . Per forza ! Ma dove il Procuratore ha dimostrato che AUTONOMO e INDEFINITO siano le indiscutibili categorie definitorie del reato di cui parla ? Magari sarà verissimo ma il Procuratore non ne ha fornito le prove e tuttavia è proprio in base all'insufficienza di esse che egli chiede la cassazione. E la ottiene malgrado il conclusivo errore di grammatica che attiene al Diritto della lingua.
martedì 6 marzo 2012
PER FARLA FINITA UNA BUONA VOLTA CON LA VAL DI SUSA
La tecnologia TGV è francese,nasce dalla riflessione che il volo non è conveniente su medie distanze, per esempio sulla tratta Roma-Palermo che è di circa km.1.000 (più breve con linea TAV e ponte di Messina),tempo occorrente : ore 3,20. Lo stesso per via aerea : ore 1 da terminal ad aeroporto,ore 1 di anticipo per controlli e imbarco,ore 1 di volo, min.15 per recupero bagagli,ore 1 da aeroporto a terminal per un totale di ore 4,15,senza contare attese di bus e treni,eventuali ingorghi e perdita dei bagagli. Al conto bisogna aggiungere che i bagali vanno maneggiati un minimo di 6 volte e che non è possibile trasporto merci, in particolare derrate agricole deperibili. Noi italiani non siamo portati alla riflessione nè ad investire nella ricerca ( 'con la cultura non si mangia' è il celebre aforisma dell'ottobre 2010 del luminare economico del governo presieduto dal massimo statista degli ultimi 150 anni ) ; perciò non possediamo alta tecnologia,nè coordinamento organizzativo,e per conseguenza efficacia ; l'unica immagine che nasce in noi se pensiamo : OPERA PUBBLICA è illustrata icasticamente dalla registrazione della conversazione di due imprenditori che sghignazzavano,salivavano e si stropicciavano le mani al pensiero del loro lucro causato dal sisma che stava distruggendo l'Aquila. I Francesi si posero un problema reale con buon senso e capacità operativa,ci lavorarono per offrire al Paese una importante evoluzione del sistema dei trasporti,ma il loro obiettivo fondamentale non era : come depredare lo Stato. Intorno al 1970 cominciarono a lavorare intorno al progetto di un locomotore a combustione interna capace di trainare un convoglio a 3oo/kmh.di media. Nel 1972 la macchina era pronta. Nel 1973 si verificò lo choc petrolifero mondiale ed i Francesi ritennero fosse di migliore buon senso accantonare quel progetto ; ripartirono da zero su un nuovo progetto a trazione elettrica comportante nuovi problemi : peso,trolley,linea elettrica e centrali di alimentazione. Nuovo progetto approntato e adottato dal governo che propose alla SNCF ( le ferrovie francesi) la realizzazione della tratta Paris/Lyon di 460/km,rivoluzionaria, esigendo nessuna pendenza nè curva. Questo progetto comportava anche la soluzione di tuttti i problemi amministrativi relativi a : impatto ambientale ,espropri,tunnel,linea elettrica,posa dei binari dopo l'ottenimento dell'approvazione dei Dipartimenti e del Parlamento che avrebbe dovuto approntare i finanziamenti. Nel 1978 due prototipi di treno erano pronti,entro il 1980 vennero risolti gli ultimi problemi di stabilità ; i convogli in entrambe le versioni furono provati ciascuno per 1 milione di km.,la strada ferrata era pronta. Nel 1981 fu consegnato alla SNCF il primo treno in servizio e il 22.9.1981 Mitterand inaugurò la linea. Qualche mese dopo presi un biglietto Paris/Chalon : c'era segnato il numero della piattaforma d'imbarco ; il mio vagone si fermò precisamente davanti a me e percorsi un paio di metri per trovare il mio posto prenotato. Da allora il TGV ha invaso l'Europa. Vale la pena sottolineare i seguenti aspetti : avvertire l'esistenza di un problema ,ipotizzarne la soluzione,possedere l'efficienza progettuale,industriale,politica,finanziaria e amministrativa,non cadere nella corruzione. Per mettere in atto quanto sopra i Francesi hanno impiegato partendo dall'ipotesi poniamo del 1969 e giungendo alla pubblica fruizione nel 1981 ,meno di 12 anni. Probabilmente la Francia ha recuperato l'investimento non solo con la gestione e vendendo all'Estero il brevetto, ma con un miglioramento sostanziale della propria produttività nazionale. Per quanto riguarda il progetto italiano del 1991 di una semplice strada ferrata da Torino al confine francese (in tutto km 57 se ho ben capito) ,non era necessaria alcuna intelligenza,bastava avere la dote imitativa delle scimmie. Bene da allora sono passati 20 anni e c'è stato tempo per vari scandali finanziari fin dai tempi del ministro Signorile,senza che sia mai stato avvitato un bullone su una traversina. Mentre la Francia è solcata in tutti i sensi e da un capo all'altro dal TGV,noi,che abbiamo papi infallibili,madonne ammonitrici,primi minitri i migliori degli ultimi 150 annie tante altre cose geniali,noi, dobbiamo ancora decidere se sia il caso o no di dare inizio ad una guerra civile per 57 km distrada ferrata che nessun occhio umano mai disturberà essendo tutta in tunnel e che utilizza il frutto del cervello altrui visto che non ne abbiamo di nostro. Nessun Italiano ha riflettuto che questo progetto nasce da un accordo internazionale e che è ben possibile che dall'altro lato i lavori siano stati ultimati e la spesa inutilizzata,ciò che indubbiamente aumenterà il ns.prestigio e la ns.affidabilità internazionali. Il livello di coscienza culturale dei Valsusini era icasticamente esposto iersera allo spettacolo 'L'Infedele' sottoforma di un manifesto portato da una delegazione di valligiani presente ; si vedeva una locomotiva e c'era scritto a caratteri cubitali : STOP THAT TRAIN. Costoro non sono neanche capaci di protestare nella lingua della madre loro.
giovedì 1 marzo 2012
L'ORIGINE DEL MONDO
E' noto che la cultura antica e quella popolare considerano l'arte illustrazione della natura; l'illuminismo andò oltre e ne vide la relazione con l'educazione. Platone escluse dalla repubblica i poeti perchè non promuovono la ragione e Rousseau chiedeva la chiusura dei teatri che eccitano i temperamenti peggiori. Cervelli tra i più celebrati pensarono che l'arte dovesse essere subordinata a qualcosa di pratico. In tempi molto più recenti abbiamo dato addosso al romanticismo per motivi molto simili a quelli di Platone, però esso ci ha lasciato la grande eredità dell'autonomia integrale dell'arte. La prima conseguenza è l'abolizione della censura perchè essa, l'arte, non ha relazione con la materia che tratta. 'L'origine del mondo' di G.Courbet non è l'illustrazione ravvicinata dei genitali di una donna, ma altro...
HERDER E IL CONCERTO K466 NEI RAGGI DEL SOL LEVANTE
Uno dei pilastri della linguistica tardo-illuminista è l'ipotesi di una relazione organica e storica tra nazione e strutture conoscitive ed espressive. Si tenga presente che i linguisti fino a quel punto erano semplici grammatici; l'ondata di interessi medievali nella II° metà del XVIII° sec. che recuperò il folclore e condusse alla formulazione del concetto di nazione ebbe come epifenomeno il pastiche di Macpherson il cui intento probabile era il conferimento di un passato illustre alla letteratura britannica, utilizzando brani di antichi canti popolari legati insieme in poemi dalla propria creatività e fatti passare come creazione di un bardo scozzese inesistente: successo enorme in Europa, ci cadde perfino Goethe. Certo è che l'illuminismo condusse alla ricerca delle radici nazionali storiche e popolari delle lingue e alla fondazione della linguistica moderna. Si giunse in Germania ad una concezione storico-territoriale ed etnica della cultura secondo cui c'è relazione tra elaborazione linguistico-espressiva di una nazione e condizioni di vita dipendenti dal territorio, clima e accidenti storici. Queste concezioni hanno scavato profondamente nella cultura europea e stanno alla base del nazionalismo politico e del razzismo come fu possibile costatare nel 1922 alla comparsa dell'opera di Spengler che portava ad estreme conseguenze teorie di Herder rielaborate da Humboldt. Egli esprime un'opinione morfologica delle culture: il mondo in quanto storia si manifesta in fenomeni unici e irripetibili privi di razionalità (Nietzsche). Non esiste progresso lineare dalla preistoria alla storia, ma una ciclicità di tipo organicistico. La cultura è fenomeno chiuso e si esprime in uno slancio che finisce per esaurirsi trasformandosi in civilizzazione. Tutto il sistema è basato su un punto di partenza accidentale, sulla razza e sull'ambito geografico ; le culture non sono intercomunicanti perchè non è possibile mutuare un mondo simbolico-linguistico. Oggi sperimentiamo mescolanze e innesti sulla scia del maggior laboratorio culturale conosciuto che fu quello USA, per ragioni contingenti di popolamento accelerato, che a quei tempi non possedeva un'attrezzatura critico-pedagogica tale da poter essere utilizzato, la cui precoce esperienza fu presa di sottogamba dagli studiosi europei per un malinteso sentimento di superiorità ; tuttavia una delle maggiori università USA era giunta già verso il 1920 alla conclusione che le invasioni culturali forzate di un Paese in un altro più debole producono sfracelli. Il fenomeno della contaminazione culturale oggi è sotto gli occhi di tutti e dispiace rilevare che l'Italia sia il Paese più rozzo e ignorante , diffidente e razzista con quel partito abnorme e antinazionale (nonchè antieuropeo) che soffia sul fuoco dell'altro unicamente preoccupato dei guai economici e giudiziari della propria cricca. Ho avuto la fortuna di fare le mie esperienze interculturali fin dagli anni 1960 spinto da maestri che mi esortavano ad uscire dalle strettoie della mia cultura provinciale, sprofondata nell'autoreclusione italica causata dal ventennio fascista. Ebbi modo di entrare in contatto con la cultura giapponese a partire dal cinema, poi ci furono i ristoranti, ma era già disponibile l'esperienza letteraria dei seduttori di fine secolo che usavano mostrare alle signore la loro collezione di stampe giapponesi(rigorosamente erotiche), i servizi da te e da caffè di prozie e nonne che erano meravigliosamente raffinati, la calligrafia già abbondantemente reputata, i rituali sociali affascinanti, i deliziosi disegni, una letteratura che non si capiva bene quanto fosse aderente all'originale... Questo piano culturale, assieme all'arte dei giardini, all'ikebana, all'abbigliamento e al trucco godibili malgrado l'esoticità, la casa, il modo di viverla e di ricevere, non presentava alcun problema alla mia sensibilità. Nel 1980, invece,i ncontrai difficoltà su due soggetti : la musica e il teatro che comportavano un trasferimento dell'esperienza dal campo ottico a quello sonoro. Nel frattempo avevo rielaborato le mie nozioni sulla cultura di chiara ascendenza germano-romantica, ritenendole opinioni superate. Ma ora il teatro e la musica riproponevano le tesi tedesche dell'incomunicabilità linguistica che proprio negli anni 1960 riscuotevano successo psicologico nel cinema di Antonioni. Queste due forme espressive non trovavano alcuna eco in me, nè l'esperienza della musica araba migliorò le cose, non feci che radicarmi nella convinzione che le idee dei linguisti tedeschi erano buone. L'aspetto sonoro delle culture ha un valore specialissimo perchè attiene ai valori linguistici ; diciamo che la lingua è un sistema sonoro-significativo di rappresentazione sia concreta che astratta da cui la musica deriva come sistema di rappresentazione puramente astratto. Il più importante dei luoghi comuni che veniva spazzato via dal mio contatto con musica e teatro orientali era quello secondo cui la musica abolirebbe ogni distanza culturale ed erudita essendo percepita immediatamente indipendentemente dall'educazione: non era così e Humboldt aveva ragione. Negli anni 1990 feci una nuova esperienza frequentando quotidianamente ambienti musicali parigini; mi resi conto che le compagini orchestrali includevano degli orientali; stando nei conservatori presi atto della presenza di un numero crescente di allievi giapponesi, il Giappone produceva già da tempo pianoforti e violini, strumenti estranei alla sua cultura. Costatai che gli esecutori giapponesi stavano trasformandosi in virtuosi. Mi si pose, dunque,un nuovo problema : gli Occidentali sembrano incapaci di penetrare un mondo espressivo orientale ma il fenomeno è unidirezionale visto che i Giapponesi aderiscono entusiasticamente alla nostra tradizione culturale sonora che è l'esperienza più ardua implicando il recupero di significati dal suono. Il culmine di questa esperienza si verificò la sera in cui mi trovai ad ascoltare la Camerata Salisburghese nell'esecuzione del concerto K466. Era l'ambiente più tradizionalista possibile in cornice rococò, organico nella struttura dell'epoca con piano circondato dall'orchestra e solista che fungeva da direttore. Quando si ascolta un brano stranoto è difficile riuscire a recuperare significati poichè l'opera d'arte risulta appiattita e schiacciata dal suo stesso successo che la banalizza. Ma propriamente questo era il fenomeno che mi stava innanzi : l'esecuzione era straordinaria non solo per me ma per tutta la sala austriaca delirante: la pianista fu costretta a piegarsi fino a terra un numero incredibile di volte perchè il pubblico la richiamava con ostinata insistenza ; mi accorsi che i suoi occhi a fessura erano lucidi, gli occhi di Mitsuko Uchida .
SOTTO IL PORTICO DI MARA
Serata sui divani del portico davanti a Tavolara, con Molara ed altri isolotti che chiudono quasi una laguna; mentre parlava pensavo a Vittorini che ne aveva scritto molto astrattamente arrivato come figlio di un casellante in un paese senza treni, ed il dono di una scrittura rarefatta e coinvolgente priva di allusioni. Scirocco quì vuol dire freddo (farò buon viso). Sotto, il giardino incredibilmente bello di Mara che scivola sulla falesia trattenuto da muretti di granito che lei ha realizzato uno per uno spiando il volere della terra schiva ma capace di apprezzare chi la comprende. E' riuscita a persuadere un olivastro a trasformarsi in pergola salendo su di lui, distendendoglisi sopra e convincendolo giorno dopo giorno
sfiorandolo con le forbici. Ritengo che Maria Paola abbia copiato ingentilendo, però, la durezza della macchia; ho detto che lei, Mara, è la Sackville West della Costa Dorata, ma si schermisce, non accetta alcun complimento mi sta raccontando di Giovanna S. mentre provo un dolore acuto per tanto spreco di vita, di sentimenti, qualità. Giovanna mi dedicò una copia del suo libro sui duchi d'Urbino tanti anni fà ed io fui tanto tra stupido e incapace. Provo un dolore mentre Mara racconta di Giovanna ormai perduta e penso a Vittorini e alla vacua pretenziosità di Lawrence che non si capisce cosa sia venuto a fare in Sicilia e Sardegna se disprezzava tanto le loro genti, ma forse anche la sua stessa moglie che denomina a.r.(abbreviazione di :ape regina) solo per segnalarne la fastidiosa presenza.Amava qualcuno Lawrence, o odiava le donne essendo impotente? Sta di fatto che lady Chatterley aveva un marito tale. Poi iniziò l'eclisse e la notte profonda ma luminosa si abbuiò completamente e non avevo mai visto un fenomeno così integrale, non si capiva in quale senso si spostasse l'ombra, andammo a cena delusi e perplessi; quando uscimmo a controllare lo scirocco era caduto ed arrivò il ponentino e le prue cambiarono direzione. Una solenne linea d'argento solcava come un vomere la laguna; di fronte le luci del ristorante degli eredi del re di Tavolara.
LE NUGATINE ALL'OSSERVANZA
Passeggiamo tra gli stretti sentieri del giardino uno dei quali conduce alla piccola gettata sull'acqua. Mi racconta dell'Osservanza,troppo importante per tenerla da sola dopo la morte d'Alberto, con il parco in piena città; la vendette ad un petroliere il cui matrimonio franò proprio lì; la moglie, Alessandra, s'ingegnò di restarci riuscendovi in pieno (almeno finora), è un'appassionata di Estremo Oriente con villa a Balì dove passa regolarmente alcuni mesi ed ha pensato di organizzare un'attività di arredamenti e oggetti : il parco è completamente disseminato e la villa zeppa. Ale è una persona generosa ed ha accolto in cantina un noto cuoco con famiglia (uno che tiene corsi in TV), che organizza di tanto in tanto banchetti per una clientela scelta. Per caso giunse lì un signore anziano che s'innamorò dei luoghi a prima vista,le raccontò di trovarsi in fase terminale di un cancro e le disse che gli sarebbe piaciuto morire lì. Detto fatto: restò. Era l'agente della celebre fabbrica di caramelle Nugatine (delizia della mia infanzia che ritenevo estinte), e le lasciò in eredità kg.70 di caramelle non incartate con le relative cartine a parte. Ora Alessandra passa il tempo ad incartare Nugatine per amici e clienti.
THE LODGE AND THE CASTLE
Non ricordo l'anno della mia conoscenza di Giulia ('88/'90). Era fine primavera e lei in viaggio con i figli : temperamenti diversi ; F... un pò sprezzante con un tratto snobistico fuori luogo ; tutto ciò che riuscii a strapparle fu il romanzo preferito che occasionalmente era anche il mio in inglese (The Catcher).15 anni dopo pubblicò qualcosa sulla politica culturale USA durante la guerra fredda , argomento interessante ma qui fuori tema. A..., di poco più giovane, covava un fuoco interno di vulcano, estroverso come la madre mi mise a parte dei suoi piani : entrare in banca, scalarne i livelli fino alla vetta e da lì distruggere il fratello di sua madre ; mentre sobbalzavo lo giudicavo velleitario, avendomi informato che lo zio era ben impiantato ai vertici della Barclays ; ma ero destinato a più ampi ragguagli da lei, minuta e vivace con l'aria lievemente concitata di quella che sta per recarsi dal suo parrucchiere. A colazione, stava al mio fianco, mormorai a mia figlia di tenersi dritta certo che gli inglesi non mi avrebbero inteso, invece lei dichiarò che le era sembrato di sentire suo padre per cui si era istintivamente irrigidita. Sembrava uscita, chessò, dal Romanzo Siciliano della Radcliffe ; aveva bisogno di esternare storie di famiglia e la sua famiglia nella storia, era presa nell'ingranaggio. Atmosfere di sospetto, macchinazioni, fatti straordinari, innominabili, immersi in un ordine relazionale di ipocrisie, conditi con soppressioni mascherate da incidenti con avvelenamenti sullo sfondo di un ferreo contesto di diseredazioni da fidecommesso di cui lei era la testimonianza vivente. Con i miei ci davamo l'occhio diagonalmente (solo mia sorella non si stupiva avendo avuto diritto a precedenti lugubri confidenze) mentre lei dipanava episodi ingarbugliati disegnando una vita divisa in periodi molto caratterizzati : l'infanzia felice e la giovinezza col titolo di 'Sua Signoria' (oggi è 'honourable') ; al caffè tirò fuori una busta di ritagli in cui veniva segnalata alle regate sul Tamigi, a Glyndebourne, ad Ascot, 'lady in attendance' nel Court Circular ; giornali indiani e indonesiani riferivano le sue visite ufficiali presso rajà e sultani , la sua presenza era stata notata ad importanti cerimonie funebri e ai balli della season. Poi il periodo matrimoniale col milionario polacco S... che le aveva fatto i due figli e poi l'aveva piantata senza alimenti in base ad una clausola illegibile del contratto prematrimoniale. Ma la parte più triste iniziava dalla morte del padre che comportò l'applicazione della 'legge', poichè il Regno Unito è una monarchia che noi italiani idoleggiamo a torto come l'idea archetipa di ogni democrazia. Queste orrende circostanze illustrate a dei poveri Siciliani che potevano avere notizie sugli affari di mafia, che al cospetto sembravano aneddoti da oratorio, ci gelarono il sangue provocando scetticismo sulla salute della graziosa ospite. Dovetti documentarmi su usi e costumi del popolo pittoresco che vive nelle Isole Britanniche come nel Rinascimento italiano, ed ebbi conferma che il riferito da Giulia era perfettamente plausibile data la famiglia. Tutto al primogenito titoli e beni, e di questo lei non aveva avuto alcun sentore prima vivendo spensieratamente ; i doveri paterni si condensavano nell'educazione e nell'accasamento ed erano stati perfettamente assolti ; se lei non era stata capace di tenersi il marito, colpa sua. Anche a Diana Spencer era capitato, rifiutandosi di capire il funzionamento del matromonio aristocratico. Le foto che la ritraevano ragazza con i familiari sul green davanti casa avevano per sfondo un castello imponente che poi riconobbi in un film di James Bond. L'altra menda nella storia famigliare risaliva al Rinascimento : erano rimasti cattolici (da cui il nome Giulia) dopo l'Atto di Supremazia del 1534 : da quì conflitto con la Corona. C'era anche la storia di una tipografia clandestina che distribuiva libelli cattolici istallata nelle viscere del castello dell'Oxfordshire. Erano stati esclusi dagli Uffici Pubblici, mantenendo, però, titoli e patrimonio, non essendosi mai compromessi in cospirazioni in favore degli Stuart. Hanno recuperato il diritto ai Pubblici Uffici in tempi recenti. Seduta stante l'odiato zio e fratello fu nominato lord ciambellano da Elisabetta II° giusto per acuire le frustrazioni di suo figlio. Lei, invece, non ha ottenuto alcun perdono per il peccato di esser donna e si è dovuta acconciare a convertire il suo appartamento londinese in un lodge in cui una della mie nipoti ha soggiornato . Il famoso fratello ha scalato tutti i livelli del potere finanziario, oltre ad una poltrona dai Rothschild (quelli che ottenevano promesse da Balfour) ne ottenne un'altra come consigliere finanziario del Vaticano. Circa la supposta pseudologia di Giulia ho dimostrato che era un'illazione. L'altra sera dalla Bignardi c'era la scrittrice Agnello-Hornby autosradicatasi da Palermo oltre 40 anni fa per vocazione e poi istallatasi in UK per matrimonio ; vi è cittadina, giudice, ha uno studio legale ed è professore universitario. Questa signora può fare il paio con Giulia poichè la Sicilia ha tradizioni assai simili ; raccontò la proprio discendenza da cui non potè essere esclusa solo perchè la famiglia si estingue con lei, altrimenti l'istituto del fidecommesso (che è stato abolito con l'Unità d'Italia) le sarebbe stato applicato per consuetudine ricorrendo a strumenti illegali. Della forza di radicamento di una cultura se ne rende conto uno che vi appartiene, infatti la signora Agnello che è vissuta solo per i primi 20 anni in Sicilia e per i successivi 40 all'estero, ridiviene un'autentica siciliana se solo pensa a quella terra o se vi rimette piede : si tratta di qualcosa di più appiccicoso dell'ATTAK. Il mio testimone per eccellenza, comunque,rimane Michele Palmieri Miccichè che nel I° quarto del XIX° sec. subì a Palermo le stesse deprivazioni di Giulia, come cadetto, e le riferì in una specie di autobiografia pubblicata da Levasseur a Paris (1836) : ' Moeurs de la cour et des peuples des Deux Siciles'. Il palazzo di famiglia malandato è sempre lì, accanto al cosidetto 'Teatro del sole' a Palermo, alcuni balconi e finestre ne fanno parte integrante. Michele era un giovane insofferente della crudele e bizzarra severità paterna al punto di essere rinchiuso per punizione nella 'Real Casa dei Matti' per aver scavalcato il balcone infrangendo il divieto di uscita notturna. Naturalmente il padre non gli lasciò un tarì, una mezza piastra e neanche un carlino, tuttavia obbligò il suo erede universale a versargli un magro vitalizio da togliersi sull'immenso patrimonio in terre e immobili ; Michele riceveva puntualmente alla scadenza una lettera del fratello che lamentando l'aridità, le cavallette, l'afta e la morosità dei gabellotti si scusava di non potergli rimettere il dovuto. Infatti la magnanimità costituita sull'ingiustizia genera un'avidità insaziabile. Michele fu costretto a trasferirsi a Paris per sopravvivere ; si era dato il caso che uno dei suoi amici fosse diventato re di Francia. Luigi Filippo faceva parte degli émigrés, designazione dei fuggitivi all'estero sotto la Rivoluzione ; era finito a Palermo dove aveva parenti essendo la regina sorella di Maria Antonietta, ciò gli consentiva di mangiare alla tavola di Maria Carolina che, però, lo odiava essendo lui il figlio di quel Philippe Egalitè, primo cugino di suo cognato, che aveva dato il voto decisivo per la sua decapitazione e, per conseguenza, per quella di sua sorella. Luigi se la passava discretamente presso le famiglie palermitane (tra cui quella di Michele) e dando lezioni di storia e matematica nelle scuole In tali condizioni il parito migliore per lui era chiedere la mano di Maria Amelia, che ottenne riuscendo a superare l'avversione della zia. L'italiana Marie Amelie me la ritrovai troneggiante ed inespressiva come mezzo busto in marmo sul caminetto dell'appartamento di rue H.Monnier dove serviva da appoggia cappelli e appendi collane al ritorno dalle soirées.
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