IL GIUDIZIO DELLA CHIESA DI ROMA SULLA LIBERTA' DI PENSIERO.
. Una delle pietre angolari della forza della Chiesa cattolica è il martiriologio, le persecuzioni subite dai primi cristiani per il fatto di essere tali ; il primo santo venerato il giorno seguente al Natale è Stefano, protomartire. La Chiesa difende a spada tratta i suoi agnelli che hanno pagato con la vita la propria fede. E' giusto che sia così, nessuno può avere nulla da obiettare se non fosse per il caso che la Chiesa abbia istituito un tribunale apposito per giudicare quelli che non la pensavano PERFETTAMENTE come essa; esso ha funzionato dal XIII° al XVIII° sec .mandando al rogo (dopo lunghe e raffinate torture) coloro che dissentivano su dogmi o anche su semplice dottrina ; una delle persone arse vive si chiamava Giovanna d'Arco ed in un secondo momento fu beatificata, segno che quando la processarono e torturarono non era neanche eretica ! Un uomo come Galilei fu processato per le sue idee scientifiche (argomenti che con l'Inquisizione non c'entravano in alcun modo), dunque,per pura violenza barbarica visto che Galilei fu sempre un buon cristiano. Si da il caso che Galilei sia stato uno dei massimi geni dell'umanità di tutti i tempi (fino al punto che fu lui ad inventare la relatività e non Eistein), ma ciò non gli giovò, egli che non se la sentiva di farsi bruciare vivo fu costretto dai sacerdoti del Tribunale a dichiarare che le sue idee VERE erano false e così salvò la pelle ma a patto di restare agli arresti domiciliari per il resto della vita e smetterla per sempre di dire la verità e fare progredire l'umanità. Dopo quattro secoli un papa pensò bene di scusarsi per quel processo, come se si fosse trattato di avergli sbadatamente pestato un callo in un ricevimento in Vaticano. Ma l'Inquisizione celebrò un processo ancora peggiore nel suo contenuto reale : quello contro il frate Giordano Bruno che essendo un filosofo era molto più colto del suo tribunale. Il Tribunale non riuscì a condannarlo in un dibattimento regolare e malgrado Bruno non avesse un difensore. La soluzione fu trovata facendo reperire in tutta Italia i libri che aveva scritto sulla cui base gli fu contestato ciò che era scritto. Ma Bruno era più preparato dei suoi giudici per conseguenza il Tribunale dell'Inquisizione dovette fare appello ai massimi teologhi dell'epoca (tra cui il cardinale Bellarmino che poi fu il consulente nel processo a Galilei e fu compensato con la beatificazione). Bruno fece osservare al reverendo Tribunale che se anche aveva scritto dei pensieri in difformità della teologia ufficiale lo aveva fatto solo sul piano filosofico e non su quello teologico nel quale non si riteneva sufficientemente preparato, aveva espresso concetti ripresi da grandi filosofi che lo avevano preceduto. Bruno non poteva far altro per dimostrare il genere di responsabilità che il Tribunale poteva assumersi . Quando arrivò in Campo dei Fiori per l'arsione il boia gli aveva applicato alla lingua una mordacchia in modo che non potesse articolare alcuna parola (esattamente come fa la Mafia con quelli che parlano troppo, cui mette una pietra in bocca dopo averli uccisi). Dell'omicidio di Bruno nessun papa si è mai scusato, ma quello fu il processo in cui la Chiesa si assunse la piena responsabilità di essere un'organizzazione negatrice della libertà del pensiero umano in generale non dei propri dogmi in particolare.
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